E’ trascorso quasi un mese da quella giornata di sole che ci ha donato emozioni e stupore, alla scoperta della cosiddetta “Piramide etrusca” (che probabilmente invece è più antica) così profondamente misteriosa e affascinante. Entusiasti, torniamo tra quei boschi incantati e sacri, dove sin dai tempi più remoti si sono intessute storie e avvicendati popoli. Qualcuno, in tempi molto lontani e pieni di mistero, aveva trovato, nella Natura tutta e particolarmente in quei posti meravigliosi, la perfetta espressione del proprio sentire spirituale.

Proprio quei posti ci attirano magneticamente ancora una volta.

Giunti a Bomarzo, ci dirigiamo al campo sportivo. Sulla provinciale un cartello ci indica che per arrivarci dobbiamo inoltrarci con la macchina in un sentiero nel bosco. Quasi subito, sbuchiamo nel piazzale di fronte al campo sportivo, lasciamo la macchina all’ombra sotto gli alberi e ci avviamo per una nuova avventura desiderosi di scoperte e di emozioni!

Prendiamo un sentiero sulla sinistra. Un cartello ci indica che è la strada giusta per la necropoli di Santa Cecilia. Intanto, la camminata ci regala scorci incantevoli dai quali si gode la vista di pareti di roccia alte ed a strapiombo. Una piccola piazzola offre un tavolo di legno con delle panche e un cartello ci illustra la fauna e la flora locali. Proseguendo un poco oltre, si arriva ad una grande radura… bella, particolare. Sotto ai nostri piedi infatti roccia e terra si alternano creando un pavimento caratteristico. E’ un punto focale, lo slargo di snodo si può dire. Su questo spiazzo infatti partono due sentieri: quello per la necropoli di santa Cecilia e quello più a destra, indicato con un cartello recante la scritta “Panorama di Chia”. Prendiamo quest’ultimo. Ci accompagna, regalandoci in determinati punti una vista mozzafiato, fino ad una meta ricca di magia… ma per ora non vi svelo la sorpresa.

bomarzo-torrente-castello-02Ci inoltriamo dunque, dapprima sotto il sole cocente. Giungiamo ai punti in cui è possibile affacciarsi sullo strapiombo da brivido e guardare l’immensità di un paesaggio verde e quasi del tutto selvaggio sul cui sfondo si elevano pareti di roccia altissime. Un vecchio paese sdraiato fa capolino da dietro l’altopiano che si staglia di fronte a noi, gli sbuca da dietro sulla sinistra. L’affaccio è emozionante. Ho un po’ paura a sporgermi oltre, ma dai fori nella roccia capisco che un tempo doveva esserci qualche struttura lignea adatta a renderlo più sicuro e agevole. Continuiamo soddisfatti e pian piano ci inoltriamo nel bosco. Finalmente troviamo un po’ di frescura dal sole di una calda giornata di fine agosto.

Rocce scavate sotto i nostri piedi si alternano alla terra. Massi di peperino intorno a noi sono ricoperti da morbido muschio. Qualche animaletto ci sente arrivare e corre a nascondersi sotto uno di questi. Alcuni ciclamini selvatici accompagnano la nostra passeggiata sbucando qua e là. Il profumo di bosco è così buono! Presto cominciamo ad udire il brontolio dell’acqua che scorre lungo il fosso Castello. Costeggiamo felici il torrente.

Ad un tratto il paesaggio si trasforma, i massi di peperino diventano enormi… ti senti piccola ed emozionata! Sono giganti che s’incontrano, si appoggiano l’uno sull’altro, creano grotte, antri pieni di magia che incutono rispetto e un piacevole smarrimento, quasi timore. Eppure, allo stesso tempo trasmettono una profonda sensazione di serenità e armonia. Ti senti partecipe di tanta bellezza! Un paesaggio così inusuale che ti trasporta lontano dal tuo mondo ordinario!

bomarzo-torrente-castello-04Poi un ponte antico, piccolo. Quasi non lo si nota se ci passi sopra distrattamente. Ma io l’ho notato… e per guardarlo meglio sono scesa attraverso pochi antichi scalini sapientemente scavati nella roccia. Da lì si vede bene la sua struttura fatta di blocchetti di tufo. Le due estremità dell’arco del ponte si poggiano su due rocce laterali. Dietro l’arco sembra di guardare un quadruccio: grossi massi, acqua… altro splendore. Il sole filtra nell’acqua e l’effetto è bellissimo. Tutto intorno a noi ci regala belle emozioni.

Il letto del fiume si allarga e i grandi massi dentro fanno spettacolo tra l’acqua. Alcuni di loro sono scavati profondamente al loro interno in forme geometriche spigolose. Le immortalo con la videocamera per poterle rivedere in seguito e intanto mi domando in che modo e quanto ci impiegassero a scavarle così… sembra un lavoro difficile e lungo! La curiosità è grande! Di preciso cosa ci facevano dentro, cosa ci mettevano? In che modo ritualizzavano quei massi di peperino per esprimere il loro sentire spirituale? Non lo sapremo mai con precisione, lo possiamo solo immaginare. Di certo, percepiamo il legame profondo di quelle prime popolazioni con la Natura!

bomarzo-torrente-castello-08Le sorprese continuano proseguendo per il sentiero! Sulla destra, saliti alcuni gradini, si arriva ad una grotta scavata nella roccia. Al suo interno numerose particolari nicchie squadrate, circa una dozzina, unite l’un l’altra. Accanto all’entrata, un foro sulla parete da l’effetto di una piccola, piccolissima finestrella circolare. Fuori delle vasche lunghe e strette costeggiano le pareti. Su una di queste è inciso un arco sormontato da una croce. Sopra questo antro, mi sembra di distinguere un altro ambiente, una lunga ampia rientranza in alto che si distingue a malapena, ricoperta com’è dalla vegetazione.

Le rovine di antichi mulini ci calano in un’atmosfera affascinante e malinconica.

 

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Una piccola diga medievale crea un ambiente a dir poco suggestivo!

bomarzo-torrente-castello-14Al fianco del muro dell’ultimo mulino parte una piccola, suggestiva galleria di cui ogni cosa ne rivela l’antichità! Per terra, i gradini ampi sono consumati. Al lato delle nicchie si susseguono lungo tutto il percorso leggermente in salita. Si sbuca in un ambiente da sogno e in quel momento ci si sente un po’ come Alice nel paese delle meraviglie! Lo stesso stupore, la stessa sensazione onirica di quella fiaba! A sinistra, un grosso, alto muro costeggia l’incantevole sentierino, che è racchiuso a destra da vegetazione e roccia! Ad un tratto, a sinistra, un arco nel muraglione si apre come per magia. Se lo attraversi rimani estasiata!

E’ infatti, a sua volta, un varco per entrare in un’altra dimensione ancora. Le cascate del torrente Castello. Una spiaggetta ti accoglie… e poi, un pavimento di roccia dalle forme più belle e varie. Appaiono, nel grigio pavimento di peperino, conformazioni allungate, ondulate, levigate, artisticamente modellate dall’acqua! Quest’ultima, in alcuni punti, nel tempo ha formato delle cavità circolari entro cui si formano mulinelli. Lo scorrere dell’acqua è vivace e mai banale e lineare… compie curve, vortici, piccole cadute, sembra davvero una danza! Un po’ ovunque in una caccia al tesoro con lo sguardo mi metto alla ricerca di altro ancora… e trovo linee regolari, geometrie, scalini, canali e canaletti, buche, nicchiette… Mi accorgo da subito che, in mezzo a tanto splendore creato dalla Natura, un po’ ovunque si mostrano con delicatezza tanti piccoli tesori antichi, opere aggraziate e mai invasive, nate dall’ispirazione umana. Creati da popoli molto antichi che, in questo loro interagire con luoghi così profondamente belli e sacri ai loro occhi, ricercavano l’armonia e mai la prevaricazione sulla Natura!

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Una sorgente d’acqua rossiccia (quindi ferrosa) sgorgante dalla roccia è stata da loro racchiusa con riverenza in un’apertura della muraglia, come si fa con qualcosa di venerabile. E’ facile comprendere quanto dovesse apparire sacra quella sorgente ai loro occhi che, nelle cose naturali, avevano la saggezza di riconoscere le metafore dell’esistenza e quindi il sacro.

bomarzo-necropoli-santa-cecilia-01Lasciamo questo posto, così ricco d’inconsueta bellezza, per tornare sui nostri passi. Ripercorriamo la strada a ritroso. tutto ci sembra più familiare ora, ma la gioia e il piacere che ci accompagnano sono gli stessi. Camminiamo fino a tornare allo slargo da cui abbiamo intrapreso il sentiero “panorama di Chia”. Ora prendiamo l’altro sentiero, quello per la necropoli di Santa Cecilia e un cartello ce lo mostra. La bellezza continua a mostrarsi intorno a noi e, senza troppo camminare, giungiamo alla meta.

bomarzo-necropoli-santa-cecilia-03Dapprima un’abitazione rupestre, forse una tomba, ci accoglie comparendo sulla destra. “Sembra la casa di una saggia strega” mi dice mia figlia. Interamente scavata nella roccia. C’è un’ampia finestra. Sopra all’uscio squadrato è incisa una cornice triangolare. Proseguiamo e subito più giù sulla destra intravediamo il complesso di tombe.

Mentre ci dirigiamo lì però, qualcosa a sinistra ci distrae e ci trascina a sé!

bomarzo-necropoli-santa-cecilia-04Un masso in cui è stata ricavata una parete posteriore incisa con una cornice triangolare e due vasche: quella superiore grande, quella inferiore circolare e più piccola. La prima cosa che viene mi in mente a vederlo… è il vino! Può sembrare strano lo so, eppure la conformazione, le grandezze, il foro di passaggio… tutto sembrerebbe convalidare questa ipotesi. Le dimensioni della grande permettono infatti di entrarci in piedi, proprio come si faceva una volta quando si calpestava l’uva per estrarne il succo. Tra le due vasche, c’è un grosso foro. Sembra fatto a posta per riversare in quella più piccola il mosto.

Per lo meno io presumo che fosse così… chissà.

bomarzo-necropoli-santa-cecilia-14Di lato, ancora più a sinistra, con grande emozione scopriamo un templio, o comunque un grosso altare cultuale ricavato da un blocco di peperino appositamente intagliato. All’entrata, sulla destra si innalza maestoso un Menhir! E’ magnifico! Appena dentro sulla sinistra c’è una panca ricavata nella roccia. Ampie scale salgono dolcemente verso il piano superiore l’accesso al quale non è molto agevole, per lo meno così com’è ora. Scalini, fori, coppelle, canaletti, nicchie. La parete posteriore è triangolare. Anche il grosso masso che si trova dietro questo templio/altare è tutto lavorato. Mi accorgerò poi che quasi ogni roccia qui intorno è armoniosamente ritualizzata… ogni angolo rivela tesori e suscita meraviglia!

Finalmente ci avviciniamo ed esploriamo il complesso di tombe più giù.

bomarzo-necropoli-santa-cecilia-12bomarzo-necropoli-santa-cecilia-11 bomarzo-necropoli-santa-cecilia-17

bomarzo-necropoli-santa-cecilia-16Davanti, una serie di rocce verticali si innalzano e sembrano Menhir. O forse erano strutture portanti, chi lo sa. Ovunque ci sono sarcofaghi antropomorfi. Si nota ciò che rimane della struttura principale. Al centro una piattaforma ampia alla cui estremita s’innalza una pietra verticale con un foro al centro. bomarzo-necropoli-santa-cecilia-19Davanti, mi sembra di scorgere quella che potrebbe essere una grande vasca che ora è riempita di fanghiglia, ma non lo si può dire con sicurezza. Su un coperchio scorgo delle croci incise.

All’estremità di questo agglomerato di tombe, una struttura un po’ a punta si sporge e mi fa pensare alla prua di una nave. Mi affaccio a sbirciare il paesaggio sottostante e subito di fronte vedo un masso tondeggiante completamente scavato al suo interno, che presenta un buco centrale… chissà quale è il significato che racchiude in sé. Sotto di me sembra esserci una rientranza, scendo a vedere. Così scopro una bellissima parete in cui sono state ricavate nicchie belle grandi, una in particolare è molto capiente! Potrei entrarci io comodamente! Ancora, intorno, tracce ovunque di questo sapiente e rispettoso lavorio umano. Scendendo oltre, si svelano ai nostri occhi altre nicchie nella roccia e ripiani e altre vasche come quella vista inizialmente a fianco del tempio che io ho ipotizzato servissero per la pigiatura dell’uva.bomarzo-necropoli-santa-cecilia-08

Nulla di aggiunto a ciò che la Natura stessa aveva predisposto, solo la purezza della roccia e l’armonia della semplicità, unite insieme a creare qualcosa di una bellezza e sacralità uniche. Queste cose ci parlano della profonda e pura spiritualità di quest’antica popolazione.

Tutto è così misterioso, darei non so cosa per sapere l’esatta modalità con cui venivano utilizzate tutte queste rocce sacre. So che se proseguissi oltre, continuando a scendere, ne troverei delle altre, ma si sta facendo buio e così torniamo alla macchina. Dopo tutto, mi sento felice e pienamente soddisfatta delle tante cose belle che ho visto! Nel video qui sotto, potrete godervele anche voi! Spero che vi piacciano!

Questo video lo dedico a Rossana, che così potrà esplorare posti fantastici:

Le radici sacre del Ferragosto si perdono nella notte dei tempi e sono legate ai cicli della natura e in particolare ai doni raccolti dalla terra. Momento culmine dell’estate infatti, questo periodo porta la consapevolezza di trovarsi nella parte dell’anno in cui si può riposare, ringraziare dei frutti e celebrare la ricchezza elargita dalla Terra. Ora i campi coltivati hanno premiato il lavoro con i loro raccolti. Dunque è una festività relativa alla stretta connessione tra la vita e il nutrimento che trae dalla terra… e il riposo festoso dopo aver lavorato la terra e tratto da lei i preziosi tesori. Oggi, tutta questa connessione tra la terra e la vita è nascosta ai nostri occhi, perlomeno per coloro che vivono nei centri urbani e non partecipano ai ritmi lavorativi delle campagne. Oltretutto, la modalità con cui avviene la produzione agricola è fortemente cambiata rispetto al passato ed il ciclo agricolo è stato molto snaturato. Quasi è andato perso questo senso di connessione con la terra, non ce ne rendiamo quasi più conto. Così i cicli stagionali son vissuti in maniera superficiale e poco consapevole. Eppure, per fortuna ancora oggi tutti festeggiamo il Ferragosto!

Questa festività fin dai tempi più antichi designa quel periodo di feste che si svolgevano nel periodo di agosto e che avevano il loro momento di massima espressione a metà mese quando il popolo ringraziava per i buoni raccolti. I coltivatori, avendo raccolto i frutti del loro lavoro, finalmente potevano riposare e festeggiare. In un clima di gratitudine e gioia ci si dedicava non più a lavorare, ma a giocare, banchettare, celebrare e ringraziare per i beni ricevuti dalla terra.La-spiga-più-bella_favola

Ancora non ho però spiegato da dove nasce il nome “Ferragosto”. Deriva dal latino, “Feriae Augusti” che significa “Riposo di Augusto”.

Seppure la festa certamente abbia origini ben più antiche, il nome “Ferragosto” ha origine nell’anno 18 a.e.v. (avanti era volgare) ed è dovuto a Ottaviano, il primo imperatore romano insignito appunto con il titolo di “Augusto” ossia venerabile, sacro. Questi infatti istituì che tutto il mese di Agosto fosse una festa in cui si susseguivano celebrazioni sacre in onore di divinità legate in qualche modo alla fertilità della terra e al raccolto. L’usanza di festeggiare a fine raccolto era ovviamente già esistente… ma quella dell’imperatore fu un’abile manovra di auto propaganda. Legò così il culto della sua figura ad un periodo di felicità, di festa e di meritato riposo, che ora portava il suo nome: il riposo di Augusto.

Il momento era ovviamente ideale per celebrare oltre all’imperatore anche le divinità romane in qualche modo legate al quel particolare momento del ciclo agrario.

Diana 13 agostodiana-jules-joseph-lefebvre-1879Il 13 Agosto, ricorrenza molto importante, si celebrava la Dea Diana, Signora delle selve e della caccia, ma anche Signora della Luna e delle acque, patrona della maternità, divinità che proteggeva il parto. Dea legata quindi ai cicli  delle donne e della natura, perciò connessa ai riti della crescita e della vegetazione. A volte Diana è raffigurata su alcune gemme con una fronda in una mano e una coppa ricolma di frutti nell’altra. Ci riporta Robert Graves in “La Dea Bianca” che durante la sua festa il 13 agosto si beveva sidro e c’erano rami con mele appese a grappolo.

Livia_statueAltre celebrazioni riguardavano la Dea Opi, arcaica Dea romana il cui simbolo era la cornucopia con la quale viene spesso raffigurata. A volte tiene anche un fascio di grano in mano. Opi rappresenta la terra ed è legata alla fertilità dei campi e all’abbondanza agricola. E’ il 25 del mese di agosto che si celebravano gli Opiconsibia, le feste tradizionali in suo onore. A lei era dovuta l’abbondanza dei raccolti e  a lei era affidata la protezione delle messi riposte nei depositi.

Ci troviamo ovviamente in epoca patriarcale e quindi nel pantheon accanto alle varie manifestazioni del femminino sacro ormai smembrato in mille parti e depauperato rispetto alla forma originale, si erano già da tempo affiancate figure di divinità maschili. Venivano quindi celebrati anche degli dei maschi. Però sempre legati alla capacità della terra di donare i propri frutti! Come Vertumno, divinità romana di origine etrusca, personificazione del mutamento delle stagioni e dio della maturazione dei doni prodotti dalla terra. Anche Conso, divinità dei campi e dei frutti della terra, in particolare divinità del seme del grano deposta alla protezione dei depositi di grano che a quei tempi erano sotto terra. Le feste a lui dedicate, i consualia, si celebravano il 21 agosto. Più tardi a queste celebrazioni si unirono anche quelle legate a divinità di origine orientale, come la Dea Madre siriana Atargartis. Insomma, tutto il mese era caratterizzato da una particolare concentrazione di manifestazioni che a loro volta si rifacevano a tradizioni più antiche, addirittura preistoriche. Fino a rendere quel giorno di metà agosto una ricorrenza in omaggio di tutti i numi in qualche modo legati ai concetti della crescita, del concepimento e della nascita

Ovviamente le radici sacre di questa festa affondano molto più in profondità! Nella consapevolezza forte nell’uomo preistorico dello stretto legame con la natura di cui si sentiva parte integrante e dell’importanza delle elargizioni della terra per la sua vita. Nella percezione della sacralità della terra e del naturale svolgersi delle stagioni che così tanto influenzavano la sua vita. Quindi il riferimento più antico di questa festività, va certamente fatto risalire alle culture della Grande Dea, a cui tutte le divinità che ho sopra elencato hanno fatto seguito.Venus de Laussel

tumblr_m1v4r4fhro1qk6phyo1_400Dea è la forma in cui il divino veniva percepito in modo del tutto naturale e spontaneo dai nostri avi, prima che altre forme contaminassero questa percezione pura e originaria dello spirito umano. Dea era venerata da popoli che ci precedettero nella preistoria, molto diversi da come siamo noi oggi e da come siamo abituati a considerarli! Quelle dell’Europa antica, ampiamente studiate dalla mito-archeologa Marija Gimbutas, erano popolazioni culturalmente evolute, matrifocali che tendevano alla pace, alla non violenza, alla bellezza, al rispetto delle differenze tra uomini e donne. gimbutasQuindi popolazioni non gerarchiche ed ugualitarie che ponevano la vita al centro del loro sistema di valori e quindi della loro spiritualità. Ciò lo si deduce dai reperti archeologici. Le forme divine erano al femminile e spesso venivano raffigurate nell’atto di partorire la vita. Questa era concepita come un armonioso ciclo naturale di vita morte e rigenerazione. Dalle loro tombe emerge l’assenza di gerarchie, di disparità tra ricchi e poveri, o tra i sessi. Che fossero pacifiche e vivessero in un clima di armonia con i popoli vicini è facile dedurlo dal loro modo di edificare i centri abitati, alcuni dei quali raggiunsero dimensioni decisamente notevoli in rapporto al periodo, basti pensare ad es. a Çatal Huyuk. Sceglievano i luoghi dove costruire i loro centri abitati, secondo criteri basati sulla bellezza del paesaggio e la piacevolezza nel vivere che poteva offrire. Quindi edificavano in posti essenzialmente belli, in pianura, vicino all’acqua che serve alla vita e non innalzavano intorno cinta murarie, come invece è uso fare nei popoli patriarcali e belligeranti che li hanno gradualmente soverchiati. Quelli che fino alla modernità hanno prediletto alture e luoghi più facilmente difendibili o, comunque sia, almeno strutture atte a contrastare gli attacchi esterni come appunto le mura di cinta. Insomma per almeno 25.000 anni questa cultura preistorica della Dea, pacifica ha praticato l’uguaglianza e una vita armoniosa tra gli esseri umani e tra questi e la Natura fino a raggiungere un alto grado di cultura. Consiglio di leggere, a chi interessa l’argomento, il libro “Il calice e la spada” di Riane Eisler e ovviamente i libri di Marija Gimbutas.catal_huyuk-fresco9

Tornando al discorso sul ferragosto, certamente i nostri avi, le popolazioni dell’Europa antica, vivendo così in simbiosi con la Natura e riverendola così profondamente, celebravano con un ciclo di feste e cerimonie sacre lo svolgersi delle stagioni, onorando la ruota sacra su cui si dispiegava la loro vita in stretta connessione con la Natura. Il tempo passa e il sentire sacro resta vivo e, seppur trasformato dagli eventi della storia, si manifesta in forme diverse.

La festa di Ferragosto è dunque una festa pagana le cui radici affondano in quella che è ingiustamente definita Preistoria cioè prima della storia. Ricorrenza “pagana” legata alla generosità della Terra fertile, alla divinità che dispensa i suoi frutti e quindi vita e nutrimento. Anche alla maternità dunque. Una festività talmente radicata nella psiche dell’umanità che ha celebrato questo periodo dell’anno fin dagli albori. Qualcosa di impossibile da sradicare insomma!

Come è avvenuto sempre nel caso di festività pagane molto sentite, la Chiesa cattolica ha cercato dapprima di abolirla. Ma, come ovvio, senza riuscirci. Allora, l’abilità della nuova religione è sempre stata quella di compiere un’operazione di auto appropriazione di ciò che di pagano non è riuscita a cancellare (come ad esempio è avvenuto anche per il Natale e la Pasqua, anch’esse festività pagane divenute in seguito cristiane… e i simboli pagani sono tuttora in uso a dimostrarlo). Anche stavolta, ha attribuito nuovi significati legati al proprio culto all’originaria festività pagana le cui origini si perdono nella notte dei tempi.

L’antica festa legata alla prosperità elargita da Dea attraverso il raccolto dei frutti della terra, in seguito rappresentata da varie divinità femminili e maschili pagane, acquisisce in epoca moderna un significato del tutto diverso. Al 15 di agosto viene infatti legata dalla Chiesa cattolica l’assunzione in cielo della Vergine Maria. Questo è avvenuto in epoca recente: l’idea ha cominciato a diffondersi nel diciottesimo secolo e solo nel 1950 l’assunzione in paradiso della Madonna fu riconosciuta come dogma dal papa Pio XII.

Oggi le persone festeggiano questo momento di gioia come hanno sempre fatto. Possibilmente all’aperto, vanno per prati a fare pic nic, giocare, gioire insieme. Oppure nelle case, o nei ristoranti, si riuniscono con gli amici, con i parenti, con le persone care. Nei paesi inoltre si organizzano sagre, gare, processioni, palii, sfilate, addobbi, infiorate… ora, come è sempre stato, riposo, gioia e festosità caratterizzano questa bella festività che è il Ferragosto!

Allora tanti auguri a tutti, trascorrete un buon Ferragosto! ^_^

 

mani grano

Domenica, 27 luglio 2014. E’ una giornata grigia e umida. Saliamo in macchina e ci avviamo da Roma, destinazione Bomarzo, alla ricerca della cosiddetta “Piramide etrusca”.

Monumento sconosciuto a molti nonostante il valore culturale, la particolarità e la bellezza, non è ancora preso in considerazione dal Ministero dei Beni Culturali. Eppure è stata scoperta per caso nella primavera del 1991, sono quasi venticinque anni ormai! Comunque, qui di seguito darò qualche informazione che potrà essere utile se vorrete trovarla. Allora, noi siamo partiti da Roma, quindi abbiamo preso il raccordo anulare e poi l’autostrada Roma-Firenze, siamo usciti ad Attigliano. Superato il casello in uscita dall’A1, si prosegue sulla sinistra, fino a raggiungere Bomarzo. Qui si cerca via Cupa. La si percorre fino in fondo. Alla fine di via Cupa si prende il sentiero che va verso sinistra.

DSCN4843Lasciamo la macchina e partiamo con l’esplorazione! Incredibile come, per un monumento così grandioso e antico di chissà quanti millenni, non ci sia nessuna indicazione. Neanche il più misero cartello che la citi o ne indichi la direzione, né a Bomarzo, né in prossimità del luogo in cui si trova. Comunque, percorriamo un sentiero che dal punto in cui abbiamo lasciato la macchina, ci conduce all’entrata del bosco, ci inoltriamo seguendo un sentiero segnalato con strisce bianca e rossa.

Tagliata delle RocchetteDSCN4845Quasi subito si apre di fronte a noi una splendida tagliata etrusca (o romana). E’ una bella emozione! Ho scoperto poi che il suo nome è “Tagliata delle Rocchette”. Ci passiamo in mezzo e continuiamo a seguire il sentiero che, lo ripeto, è contrassegnato da due strisce bianca e rossa e che scende nel bosco.

Lo percorriamo finché non giungiamo ad un bivio (avremo fatto 400 – 500 metri). Al centro di questo bivio c’è una segnalazione: striscia gialla e freccia arancio che indica a dx. A sinistra si continua a scendere. Per la piramide invece si deve andare proprio a destra, in salita. E’ questo il proseguimento del sentiero bianco e rosso. Siamo sulla strada giusta. Infatti, dopo aver percorso circa un centinaio di metri in salita, da dietro un masso lavorato con delle nicchiette, ecco la splendida apparizione!DSCN4864 Davanti agli occhi all’improvviso si apre una radura e sulla destra si innalza lo spettacolare monumento! Si tratta di una piramide tronca (mi fa pensare vagamente ad una piramide inca).DSCN4928 E’ un altare piramidale molto grande utilizzato certamente a scopo cultuale e probabilmente astronomico, ma non dimentichiamo che le due cose nell’antichità erano collegate tra loro, non scisse come lo sono oggi. E’ largo circa otto metri e alto circa sedici. DSCN4862Tanti scalini piuttosto ripidi. Tutta la roccia è scavata con abilità. A sinistra c’è la scalinata principale che parte dalla base. E’ di 26 gradini. E’ quella con più scalini e più regolare… si alza ben definita conducendoci nella parte medio-alta. Qui, dopo questa prima salita di gradini appunto, si giunge a uno di due ambienti laterali. Ci sono infatti due piattaforme intermedie poste lateralmente prima di arrivare in cima. Quella alla sinistra di chi osserva, ha una panca, ovviamente sempre scavata nella roccia. Quella a destra è contornata all’estremità laterale da altri piccoli scalini che salgono ma non portano a nulla, semplicemente ad un affaccio alto.

Tra questi due ambienti intermedi poi, ancora una scalinata centrale di nove gradini conduce sulla sommità dell’altare, dove l’atmosfera è davvero vibrante e la vista è molto bella! Lungo il corpo del monumento piramidale, altri scalini (in tutto sono circa una cinquantina) e alcuni grandi fori scavati nella roccia in punti che per qualche motivo perduto erano strategici. Siccome aveva piovuto, si erano riempiti di acqua piovana. Non so se fossero proprio adibiti a questo o se fossero fori entro cui erano inseriti dei pali, per reggere qualche struttura lignea a quei tempi presente e oggi ovviamente scomparsa. Credo che sia così!

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DSCN4921Dal lato destro del monumento invece, scendono dei canaletti di scolo… mi piace pensare per la raccolta e utilizzo rituale dell’acqua, elemento sacro, simbolo di vita e di rinascita, elemento di purificazione, sicuramente al centro di cerimonie e riti fin da tempi più remoti. Basta osservare quanto spesso la ritroviamo infatti collegata, in un modo o nell’altro, ai luoghi sacri più antichi. Comunque, il liquido percorrendo i canaletti scavati nella roccia doveva arrivare fino a giù, alla base dell’altare dove si trova un altro pianale più piccolo. Non mi ha mai convinto la storia dei sacrifici di sangue… la vedo come una trasposizione del nostro modo di guardare le cose su realtà e culture enormemente distanti e chissà quanto differenti. Quando ovviamente, chi può dirlo con assoluta certezza!

Comunque, continuando la descrizione, sulla sinistra del grande altare, una roccia alta e liscia, inclinata quasi a somigliare alla parete di una piramide, affianca, pur rimanendone separata, il monumento stesso. E’ come una protezione, un particolare scudo di roccia che lo protegge e lo nasconde. L’altare è uno spettacolare e chissà quanto antico monumento litico, scavato in un unico enorme blocco di pietra, come quelli che si possono osservare nella zona circostante. In tutta l’area infatti sono sparsi enormi blocchi di peperino, testimonianze di inimmaginabili e spaventose eruzioni vulcaniche preistoriche.

Anche se si usa chiamarla “piramide etrusca”, o “altare etrusco”, in realtà chi dice che non sia ancora più antico! Il mio istinto mi sussurra che sia proprio così! D’altra parte, ancora non sono stati effettuati approfonditi studi da parte degli esperti. Mi assale il solito pensiero amaro… e cioè che se fossimo stati in un altro paese questo grandioso e antico monumento avrebbe ricevuto ben altre attenzioni e tutt’altro rilievo. Provo un po’ di preoccupazione e quel senso d’impotenza nel sapere che è lì, completamente abbandonato a se stesso!

DSCN4889DSCN4931Tutto intorno c’è un’atmosfera magica e ricca di sacralità. E’ un bosco magico… dove le bellezze naturali si mischiano ai segni lasciati lì da tempo immemore… tracce sparse un po’ ovunque da misteriose mani antiche!Davvero un posto ricchissimo di reperti antichi! Ovunque ti giri, puoi trovare qualcosa che ti riempie di stupore e ti fa pensare a quanto diversa e profonda fosse la spiritualità e il legame con la Natura di popoli capaci di fare tutto questo!

Abbiamo girato un video in ricordo di questa giornata speciale nel quale è ripreso tutto il viaggio e, passo passo, tutto il percorso che ci ha portato lì, alla Piramide di Bomarzo! Magari può esservi utile a trovarla se per caso avete voglia di andare anche voi a visitarla! Io ve lo consiglio, perchè l’emozione che suscita il trovarsi davanti a questo incredibile, misterioso manufatto è davvero grande, provare per credere! Tutta la zona merita veramente la vostra attenzione. Ciao!

angelina_jolie_in_maleficent-wideOggi recensisco il film “Maleficent” di Robert Stromberg. Per la prima volta regista, ma l’abbiamo già conosciuto in “Avatar”, in “Alice in the Wonderland” di Tim Burton  e in “Il possente mago di Oz” come supervisore di effetti speciali e scenografie. Bè, si vede questo suo trascorso… direi io! Le incursioni nella magica brughiera popolata da creature incantevoli, fate, simpatici mostriciattoli dispettosi, silfidi, spettacolari alberi guardiani… sono belle ed emozionanti! Il momento del maleficio… terribile e affascinante! I voli, i brevi intensi momenti di battaglia e di combattimento, la magia, le trasformazioni, il drago, tutto fatto bene e con equilibrio. Insomma buoni la scenografia e gli effetti speciali, come c’era da aspettarsi. Il tutto calato in un atmosfera fantasy e dai toni  un pò dark… connubio perfetto a mio giudizio!

Maleficent-1Ma il pregio principale di questo film è la sceneggiatura che, cambiando totalmente la prospettiva dello spettatore, cerca in qualche modo di rimanere fedele ai punti cardine della fiaba che già conosciamo, compiendo però un’opera di svecchiamento totale che smantella concetti  vecchi e obsoleti. Operazione complessa dunque, ma ottimi i risultati! La sceneggiatura approda a sviluppi completamente nuovi, mantenendo però quei punti di riferimento importanti e rappresentativi, quali il ricevimento per il battesimo della piccola Aurora, il maleficio, le tre fatine che portano la neonata a vivere con loro nel bosco, la barriera di rovi, il drago, l’arcolaio, il sonno simile alla morte, la salvezza nel bacio di vero amore. Riesce  così a donare allo spettatore un clima di  familiarità, in un contesto coraggiosamente rivisitato in chiave moderna e pedagogicamente corretta . Compito certamente difficile, ma molto ben riuscito in questo film! Il merito va a Linda Woolverton per una sceneggiatura rivoluzionaria ma, nonostante ciò, mai stridente. 08-maleficentUn applauso in particolare per la sapiente, innovativa e coraggiosa caratterizzazione del personaggio protagonista, Malefica, strega nell’accezione più corretta e aggiornata del termine. Se infatti, come è emerso in tempi moderni, strega è chi incute timore, perché ha un potere indomabile, qualcuno di cui non si riesce ad ottenerne il controllo e che destabilizza perché è un diverso, Malefica allora è  la strega per eccellenza! Nella sua lotta tra luce e oscurità la sceneggiatrice lascia spazio alla positività, agendo così una rivalutazione del genere femminile e uno scardinamento di concetti antiquati e ammuffiti! Stavolta non c’è l’eroe e semmai l’eroina è lei, Malefica, la fata della brughiera… la strega per chi la teme! Insomma, rivoluzionaria, coraggiosa, attuale e politicamente corretta, questa sceneggiatura merita un applauso!

L’interpretazione di Angiolina Jolie è notevole. Lei, come sempre, si cala totalmente e convincentemente nella sua parte e il personaggio le calza a pennello, in tutti i sensi, anche esteticamente. Il trucco poi è perfetto!  Fatto di impeccabili chiaroscuri che creano un viso più spigoloso e sovrannaturale. Gli occhi sono chiarissimi e penetranti, con riflessi magnetici di giada e di ambra e incutono un lieve smarrimento. Il trucco è ben studiato in modo da farla apparire surreale, un po’ inquietante, maestosa e ancora più affascinante! Molto belli anche i costumi, quello della protagonista in primis. Meravigliose le sue corna! Malefica è un essere che oscilla tra luce e oscurità (A. Jolie esprime con maestria questa sottile lotta interiore), ma che nel profondo racchiude un’essenza preziosa! Magnifica! Rappresenta in fondo la lotta di ognuno di noi nei meandri dell’esistenza.

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(Da qui in poi questa recensione, pur non contenendo veri e propri spoiler, può rendere prevedibile la visione del film… decidi tu se continuare la lettura).

Molto calzante al ruolo e particolarissima anche la Malefica bambina ben interpretata dall’adolescente Ella Purnell.

I personaggi sono caratterizzati a regola d’arte. Il principe Filippo, è qui un personaggio volutamente secondario. E’ un ragazzo dolce e gentile, dalla personalità poco incisiva, che non lascia il segno, figura assolutamente accessoria. Scelta opportunamente studiata, per determinare un netto cambio di direzione rispetto alla struttura delle favole vecchio stile, in cui al contrario al principe viene dato molto rilievo, in quanto eroe che salva la principessa.msf_malef_sct_stefan_v2

Il re Stefano si vede sin da prima che diventasse re, da bambino. Molto intrigante conoscere i retroscena, ciò che ha portato al compimento del maleficio e allo svolgimento di tutta la trama. Una volta adulto, re Stefano è interpretato magistralmente da Sharlto Copley.

La principessa Aurora, come da tradizione, è bionda e solare ed è interpretata da Elle Fanning.

Ma la protagonista indiscussa è lei, Malefica… come è giusto, visto che il film racconta la sua di storia e lo si deduce dal titolo! (Molto interessante anche questo guardare la favola da un’altra prospettiva!) Tutti gli altri personaggi della fiaba le girano quindi attorno e al massimo brillano di un po’ di luce riflessa. Tutti rivisti in una veste nuova! Qualche personaggio che c’era nella fiaba vecchia  non compare affatto, come il re Uberto, padre del principe Filippo che non trova ragione di avere un ruolo nella trama così revisionata rispetto alla fiaba come la conosciamo. La regina Leah, madre di Aurora, che già nella precedente trasposizione cinematografica della Disney aveva un ruolo secondario, qui si intravede appena… volutamente! Il perché lo spiegherò più avanti quando parlerò del valore materno.

Molto bella la figura del corvo Fosco, fedele e inseparabile amico di Malefica. Fosco qui prende anche, tra le altre forme, quella umana…  gli viene dunque data più importanza rispetto alla versione in cui resta sempre un uccello. Questo a me è piaciuto molto!

maleficent-fairiesLe tre fatine sono raffigurate come creature buone, ma litigiose e dall’animo infantile, un po’ come nella vecchia versione Disney, ma qui in maniera più accentuata. Sono imbranate e così sciocchine da infastidire talvolta, ma è una caratterizzazione che sta bene nel contesto e ben si adatta alla trama, quindi assolutamente appropriata. Come sappiamo dalla favola della bella addormentata, hanno il compito di fare da madri ad Aurora fino al compimento dei suoi 16 anni. E qui la cosa prende una svolta davvero interessante!

Bellissimi e “nutrienti” i messaggi che, per chi li sa leggere, questo film dona. Tanto per iniziare, parlerò del principale che attraversa e permea tutto il film. L’esperienza di Malefica ci mostra come quando il vivere ci imprime colpi troppo duri, ci trasforma, iniettando in noi sentimenti come la rabbia profonda e il disperato senso di impotenza su noi stessi e sulle nostre vite. Questo ci rende più cattivi, sconsiderati e, a volte, ci inquina la mente con il desiderio di vendetta. Eppure, c’è sempre qualcosa di meraviglioso in noi, come una perla che riluce nel profondo e quello è il nostro centro assoluto… e nessun trauma, nessun dolore può annientare del tutto questa nostra vera, meravigliosa, profonda essenza! Solo una cosa può forse avvelenarla al punto tale da non permetterle più di esprimere la sua bellezza: il lasciarsi divorare dalla paura! E questo lo vediamo in re Stefano! La paura quindi è il nemico numero uno, l’unica cosa che può distruggere questa perla in noi, portandoci alla follia assoluta, colma di rabbia e di  vendicatività… portandoci alla cecità. Allora non saremo più in grado di percepire il bello, di distinguere volta per volta dov’è il buono e dov’è il malefico, dov’è il pericolo e dov’è invece l’amore e la pace. E a quel punto non c’è più speranza!  Rimane la cieca follia che fa terra bruciata intorno a sé, quella che lascia spazio solo ad odio, vendetta e morte!

L’altro messaggio importante riguarda il valore materno e l’amore in generale. Ci insegna anzitutto che essere “madre” non è una faccenda biologica, ma è questione di amore vero, fatto di attenzioni e di cura che nasce dal desiderio interiore di dare del bene disinteressatamente… è per questo che la madre biologica di Aurora si intravede per un solo istante e senza neanche entrare in contatto con la piccola principessa.

Allo stesso tempo, il film ci mostra che il vero amore è  incondizionato ed è un sentimento che malgrado tutto si può fare strada, al di là della convenienza, del dolore, della rabbia, del contesto, al di là di ogni ragionamento razionale.

Infine, molto importante è il concetto di salvezza racchiuso nel film, salvezza che, come da tradizione, può arrivare solo dal vero amore. Qui però, la sceneggiatura spezza i cardini di ciò a cui ci hanno abituato le vecchie fiabe tradizionali, ascoltando le quali tutte siamo cresciute e delle quali il nostro inconscio si è nutrito.

_1395752947Tutte le bimbe hanno avuto negli anni un forte imprinting. Deleterio a dir poco!  Le tradizionali fiabe, molte, le più famose, conducono sempre allo stesso lieto fine. La protagonista trova riscatto dalle sue sofferenze, dai soprusi subiti o da un terribile destino in cui, suo malgrado, si è venuta a trovare, sempre allo stesso modo: con l’intervento del principe. Un uomo che la salva con il bacio di vero amore e un matrimonio magari… possibilmente reale! Non ci sono scappatoie, il finale delle fiabe in passato per essere lieto doveva corrispondere a questo.

Facile comprendere quali valori e convinzioni in tal modo vengono impressi nelle bambine. Per riscattarsi l’unico modo per una ragazza è trovare la salvezza al di fuori di sé, in un uomo. Per quanto riguarda la fanciulla nella fiaba, il suo valore è tutto  nell’apparire bella, appetibile per essere scelta dall’uomo di cui sopra. Delicata, il più delle volte brava nelle mansioni domestiche e comunque sempre remissiva e servizievole. Spesso ingenua, mai combattiva, intelligente, coraggiosa, autodeterminante nei confronti della propria vita. Lei si affida, è ubbidiente, “fa la brava” e alla fine  viene salvata dall’intervento maschile. Il femminile in tutto ciò ne usciva parecchio bastonato! Come non soffocare con questo genere di favole ad una bambina la consapevolezza del valore di sé al di là di ogni esteriorità… e come possono storie così darle fiducia in sé stessa e renderla cosciente che dentro di sé può trovare forza, bellezza e coraggio a cui attingere ogni volta che ne avrà occasione! Come possono queste storie aiutarla a divenire una donna che abbia fiducia e rispetto per sé stessa, consapevolezza del proprio potere, del valore della propria bellezza interiore e delle proprie potenzialità!

Bè, la tradizione delle favole vecchio stampo per fortuna è spezzata ormai! La salvezza non è necessariamente rappresentata dal principe di turno. Vista l’importanza che hanno sempre avuto e avranno le fiabe nel costruire il nostro inconscio, è bene che un nuovo filone sia iniziato in cui anche il genere femminile possa attingere qualcosa di positivo per sé! Ne abbiamo avuto esempi precedenti, in altri film di animazione come Mulan, Ribelle, Frozen… Con Malefica ancora una volta, questo avviene! Spero tanto che la rivisitazione del femminile nella fiaba in una chiave più positiva e costruttiva continui anche in futuro!

Infine, è un film adatto ad essere visto dai bambini? Io direi che dai cinque-sei anni in poi non ci sono problemi. Le scene di combattimento potrebbero impressionare un po’ i bimbi più sensibili, ma solo per la realisticità dei personaggi magici… gli effetti speciali, come vi ho detto, sono ben fatti! Però non c’è assolutamente sangue, scene cruente, perciò se non si sono impressionati con i vecchi film di animazione della Walt Disney, che contenevano scene abbastanza spaventose, come Biancaneve ad esempio, direi che possono vedere anche questo. Fermo restando che ogni genitore deve valutare le mie informazioni in base alla conoscenza accurata che ha del proprio bambino ovviamente.

Vi auguro una buona visione del film! 😉

 

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