halloween

Halloween è un’americanata? Una festa moderna importata dall’America? E’ davvero una ricorrenza meramente consumistica? O peggio ancora, è qualcosa che riguarda il satanismo, qualcosa da aborrire insomma?

La risposta è no a tutti e tre i quesiti. Assolutamente no!

Mai stati tanto lontani dalla verità. Eppure, sull’argomento è stata fatta tanta strumentale disinformazione o, per chiamarla come si deve, tanta diffamazione! Al punto che ormai alcune persone purtroppo credono che ci sia qualcosa di vero in queste false e calunnianti affermazioni. Come mai?

zucca halloweenCome mai divulgare così tante falsità… attaccare così agguerritamente questa tradizione? Il motivo è semplice: il cristianesimo, la nuova religione che ha sostituito le antiche e originarie spiritualità dei nostri luoghi (e non solo dei nostri luoghi, purtroppo), non ha mai tollerato la sopravvivenza di queste precedenti tradizioni. Quindi, nel risoluto desiderio a predominare, come unica verità solitaria, sulle anime della gente e avere così il controllo e l’immenso potere politico-economico che ne deriva, ha sempre cercato di far tabula rasa delle più antiche tradizioni. In che modo? I meccanismi principali sono essenzialmente tre: o furbescamente, inglobando a sé queste tradizioni in modo da far cadere nell’oblio il loro originario significato; o atrocemente, come purtroppo sappiamo, soffocandole nel sangue; oppure demonizzandole. Queste azioni, che sono senz’altro subdole e deplorevoli, perché non hanno dalla loro parte la luce dell’onore, dell’onestà e della giustizia, riescono però bene nel loro immeritevole intento, purtroppo! Il danno che nei secoli è stato fatto alle popolazioni derubate di qualcosa di preziosissimo… della loro anima, delle loro tradizioni, in nome di un’unificazione spirituale sotto un unico “padrone”, è enorme! Come vediamo anche in quest’occasione, ai giorni nostri, l’atteggiamento non è molto cambiato. E riguardo ad Halloween viene utilizzato il meccanismo della demonizzazione, appunto.

donna-con-zucca-348Per fortuna, ci sono anche persone che hanno voglia di informarsi davvero, che amano la verità e la indagano autonomamente per non essere manipolate. Così, attraverso letture, ricerche indipendenti e il loro libero pensiero, capiscono quanto falsi e diffamanti siano i contenuti propinati dagli estremisti e si sottraggono così a questo gioco di odio, ingiustizia e intolleranza che nasce dal fanatismo. Queste persone davvero valide, le si trova certamente anche in ambiti cristiani… e a loro va il mio più sentito rispetto. ^_^

Partiamo dunque dall’inizio e, passo per passo, facciamo un po’ di luce in mezzo a tanta cattiva informazione.

Halloween non è una festa moderna importata dall’America… è vero semmai l’esatto contrario! Quella che oggi chiamiamo Halloween è una festività le cui origini si perdono nella notte dei tempi e vanno ricercate proprio nella nostra Europa! In America, semmai, c’è arrivata proprio dal nostro continente, con i coloni europei appunto che, durante l’insediamento nel “Nuovo Mondo”, trasportarono lì, con sé, le loro tradizioni più sentite, quelle più importanti e più radicate nei loro animi. Le origini europee della festa risalgono ad epoche molto più antiche rispetto addirittura alla scoperta dell’America! Più avanti ne parleremo accuratamente.

Per quanto riguarda il maldestro tentativo di accostare il satanismo a questa festività che non ha ovviamente niente a che fare con tutto ciò, che dire… è assurdo, proprio per l’assoluta estraneità! Satana è un entità, un concetto proprio delle religioni monoteiste derivate da quella giudaica e rappresenta il male assoluto. E’ la loro controparte cattiva contrapposta al loro Dio buono, principio di bene e verità assoluta. Qualcosa che non appartiene assolutamente al paganesimo, non appartiene ad Halloween, né ad altre festività pagane. I satanisti evidentemente seguono la mitologia cristiana e scelgono di stare dalla parte cattiva, anziché quella buona… per dirlo con parole semplici! Insomma, sono cose loro. I pagani non hanno a che fare con tutto ciò. Approfitto per far presente che il meccanismo di demonizzazione che si prova a fare ora con queste false accuse è antichissimo, tant’è che molti nomi attribuiti a Satana o ad altri diavoli (guarda Belzebù, o Lilith… o Lucifero) sono divinità di culti pagani precedenti! Persino l’aspetto esteriore del diavolo, cornuto e con le zampe caprine, è stato costruito apposta ricalcando l’aspetto di divinità pagane dei boschi e della natura, che quindi non avevano nulla a che fare con il male assoluto! Insomma, chiari tentativi di demonizzare le divinità nemiche, perché con il loro semplice esistere si contrapponevano al desiderio di quel Dio che voleva essere l’unico e il solo.

Per ultimo, faccio presente anche che il nome Halloween letteralmente significa “All Hallows’ Eve” dove Hallow è la parola arcaica inglese che significa santo! La vigilia di tutti i santi quindi! Ognissanti, invece, in inglese è All Hallows’ Day. Capiremo il perché del nome più avanti, comunque, anche da questo particolare è già chiaro che di satanico non c’è proprio niente.

Per quanto riguarda invece l’aspetto consumistico di Halloween, altra accusa che viene imputata a questa ricorrenza, be’… è evidente che il consumismo sia una caratteristica che contraddistingue l’epoca in cui viviamo, nella quale tutto è trasformato in business e non insito alla festività in sé che, anzi, riveste in realtà un significato bello, utile e profondo. Tant’è che questa situazione la ritroviamo, e in forma molto più marcata, in altre importanti ricorrenze quali il Natale e la Pasqua (altre festività rubate alle antiche spiritualità pagane), che oggi sono occasioni per vendere di più da una parte e di consumi sfrenati dall’altra, nonostante si tratti invece di ricorrenze pregne di contenuto e di sacralità.

1Riguardo ad Halloween, si tratta di una ricorrenza dal significato profondamente custodito all’interno dell’animo umano. In questo passaggio dal mese di ottobre a quello di novembre, si avverte infatti in maniera forte il transito dalla parte “chiara” a quella “scura” dell’anno.

Di fronte a noi infatti incombe l’oscurità dell’inverno!

Le giornate divengono in maniera tangibile più corte; la luce, che diviene via via più breve, lascia spazio al buio.

Il buio viene, nella psiche umana, associato alla morte. Anche quando i nostri avi lo accostavano all’oscurità del grembo materno di Dea e quindi pregno della promessa di rinascita, il buio della morte ha sempre scosso molto, per ovvi motivi. La morte è un passaggio che spaventa e destabilizza, anche quando è considerata preludio di rigenerazione e rinascita. Così, per sopperire a questo disagio, il rito e la celebrazione assumono un ruolo importante come strumenti per affrontare le nostre paure ancestrali, cercare di esorcizzarle. Allo stesso tempo, sono strumenti che ci permettono di soddisfare il nostro bisogno di sentire una sorta di persistenza del rapporto con i cari defunti, affrontare quel senso di vuoto che la perdita dei cari suscita, instaurare una sorta di consolatoria continuità nel rapporto con loro. Questo bisogno che ci accomuna tutti come esseri umani ha, anche qui in Europa e nel nostro passato più remoto, suscitato manifestazioni cultuali e popolari in luoghi anche geograficamente distanti tra loro, con similitudini nei gesti e talvolta anche nelle date di queste ricorrenze. Ora proviamo a sondarne i perché.

the_witch_by_shayn_art-d2zth90In questo passaggio da ottobre a novembre, viene percepita come ormai davvero definitiva la fine dell’estate, almeno per quanto riguarda questo “giro di ruota” dell’anno. Il freddo ci spinge a raccoglierci, a guardare le paure dentro noi stessi, così come a scrutare in dimensioni che la luce e il calore dell’estate avevano allontanato dai nostri pensieri. E’ una fase di passaggio importante… e, come ogni fase di trasformazione, racchiude in sé un’energia eccezionale, potente, carica di magia.

cerchio_fateCosì in quest’atmosfera crepuscolare, ci si accorge di percepire gli altri piani della realtà come meno distanti. Si intuisce che, se c’è un momento in cui il velo che separa i mondi si assottiglia, non può che essere questo! In tale percezione, nascono stati d’animo, impressioni e, in alcuni casi, persino eventi che esulano dai razionali limiti del mondo materiale e che, solo in certi momenti dell’anno, o in determinati stati di coscienza alterata, si possono esperire. In passato, si era più attenti e sensibili alla percezione di queste energie. Semplicemente, eravamo più a contatto con la Natura! Oltre che meno distratti dal quotidiano incalzare di eventi e stress, di tecnologia e razionalità.

incontri fatatiDunque in passato, questo genere di sensazioni ed esperienze hanno dato forma a storie da raccontare intorno “al focolare”. Leggende e tradizioni antiche ci parlano di entità fatate che si mostrano e talvolta intrecciano il loro destino con quello degli umani… storie di scambi tra le diverse dimensioni, di creature surreali, di fate e folletti dispettosi, spiriti inquieti o anime di defunti che benevolmente e nostalgicamente tornano in questo momento propizio, in visita ai luoghi che hanno amato quando erano ancora in vita. I tempi cambiano. Le storie vengono spesso modificate dalle tradizioni nuove che sostituiscono le antiche. Gli esseri umani cambiano. Le leggende divengono così pura fantasia, per gli animi più distratti e abbagliati dal materialismo e dall’artificiale luccichio della vita di oggi.

fantasy,-man,-city,-glow,-gear-halloweenEppure… quest’atmosfera diversa e magica in cui si ha l’impressione che i limiti ordinari possano essere annullati, permane! E se ci si ferma un istante, magari in mezzo alla natura, lontano dal frastuono e dalle luci delle città, lo si può sentire ancora! In questo momento, è solo un velo sottile quello che ci separa da un mondo incantato e noi ne sentiamo il richiamo. Inoltre, in questo frangente, il rispetto e l’amore per i cari trapassati si fa sentire come un bisogno impellente nei nostri cuori. E’ l’occasione per eccellenza per onorarli!

samhain-2011-altarDa secoli e secoli si tramanda che, in questo specifico momento dell’anno, il loro mondo sia “più vicino” al nostro e loro tornino a far visita ai loro cari ancora in vita, recando con sé benedizione e protezione. Forse oggi molti non ci credono più, ma proprio come in passato, in questo momento speciale, ci dedichiamo ad omaggiarli. Andiamo a trovarli al cimitero, partecipiamo a riti e funzioni, ci ritroviamo a parlare di loro a chi non ha fatto in tempo a conoscerli e goderne la presenza. E’ l’occasione per “rinnovarli” nel racconto che li rende ancora vivi in un certo senso… e ringraziare per ciò che di bello hanno saputo infondere in noi, per poi trasmetterlo alle nuove generazioni. Così, attraverso riti e rituali, tramandiamo quel senso di continuità con i nostri antenati. Ad Halloween, per reazione naturale, ampio spazio viene lasciato anche alla gioia e alla convivialità ed è bene che sia così, addirittura salutare! Così lo scherzo, le risa, il riunirci insieme agli altri, vengono in nostro soccorso per allontanare la morte dalle nostre vite, o meglio la paura che essa in fondo incute nell’animo umano. Dai riti più semplici, quali il riunirsi a festeggiare a casa, o intorno a un falò all’aperto, il raccontare dei cari che ci hanno lasciato, o accendere una candela in loro onore, fare un’offerta di cibo durante la cena, fino a zucca_sergent_200gesti e cerimonie più articolate… tutto diviene un sacro onorare, ricordare, pregare, amare i nostri antenati, ricongiungerci alle nostre radici quindi e, in tale occasione, unirci agli altri nel nostro comune sentire. E’, come accennato, un momento apotropaico in cui allontanare la paura della morte e non solo, anche di tutto ciò che, nell’oscurità, suscita angoscia e questo è molto importante… per gli adulti ed anche per i bambini! Si fanno infatti feste, si calzano maschere spaventose, s’interpreta ciò che ci spaventava in quanto distante e ignoto, si decorano case e giardini con scheletri, ortaggi incisi a creare effetti inquietanti, streghe e ragnatele, topi, mostri, fantasmi e pipistrelli. E ancora…si mangiano dolcetti a forma di ossa, si ripescano dall’oscurità del nostro inconscio tutte le immagini che però, invece di far paura, vengono in quest’occasione sdrammatizzate, vissute come simpatiche e divertenti, quasi come delle caricature e quindi private del loro potere terrifico.

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costumi_Halloween_2011Per grandi e piccini è un momento quindi di rafforzamento in cui le proprie paure vengono prese di petto, prese in giro, giocate, indossate, mangiate, sdrammatizzate… e non ci spaventano più. Tutto ciò è molto sano e psicologicamente liberatorio!

la-terrificante-festa-di-halloween-a-ciao-tata-0_54438--400x320Infine, un ultimo importante significato che identifica questa bella ricorrenza, Halloween:

la Natura, da Signora florida e generosa, prodiga di doni, che elargisce i suoi frutti in maniera copiosa, si trasforma ora nell’anziana Signora, fredda, sterile, parca nell’elargire doni, ma saggia, che addormenta tutte le cose con la sua gelida carezza. Da questo momento, non sarà più dispensatrice di prosperità, tepore, vita facile e piacevole… perlomeno non fino al ritorno della “bella stagione”.

Questo aspetto certamente in passato veniva percepito in maniera più vivida rispetto ai tempi attuali, caratterizzati da una tecnologia che ci consente di illuminare e riscaldare i nostri ambienti, oltre che da un sistema di produzione e distribuzione in cui è facile reperire tutto e in qualsiasi momento dell’anno.

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Ma una volta non era così: ora iniziava il periodo buio e freddo, perciò ci si godeva insieme e gioiosamente i frutti di questo ultimo raccolto in un atto propiziatorio e di gioiosa gratitudine… e poi ci si preparava. Si rimetteva al chiuso il bestiame e si mettevano da parte tutte le provviste, assicurandosi un’accurata riserva di viveri che, ben conservati, avrebbero garantito nutrimento durante la stagione dura che era alle porte.

 

 

Ecco i significati profondi, gioiosi e persino benefici di questa festività che racchiude in sé la bellezza: di una gaia festa del raccolto; di una festa per ricordare amorevolmente ed onorare i nostri cari morti e ricongiungerci così alle nostre radici; di una festa per affrontare le paure recondite della psiche umana ed esorcizzarle attraverso le risa, il riunirsi a festeggiare con gli altri, il gioco… con un sano, benefico e liberatorio effetto sul nostro inconscio.

Abbiamo inoltre smontato quasi tutti i falsi miti relativi ad Halloween.

Abbiamo visto infatti che è una festività che, lungi dall’essere puro materialismo, nel suo significato vero e profondo nasce da un effettivo bisogno dello spirito umano di rapportarsi con altre dimensioni di cui percepisce l’esistenza e per questo è sacra e necessaria, direi quasi terapeutica.

Abbiamo anche chiarito che, lungi dall’essere stata importata dall’America, le sue origini vanno ricercate proprio nelle tradizioni europee più antiche e nelle nostre radici spirituali che sono “pagane”. Dall’America l’abbiamo solo riportata nuovamente qui dopo che da noi, nei centri urbani soprattutto, era stata cancellata dalla nuova religione che, aborrendo le originarie spiritualità delle nostre terre, cercò di farne tabula rasa e, dove ciò non fu possibile, ne sostituì le manifestazioni e le festività con delle proprie, per collegare a sé qualcosa che non poteva spazzar via, in quanto troppo radicata nel sentire popolare.

Così ecco infatti che oggi, l’uno e il due novembre sono state scelte come date ufficiali per le festività cristiane di Ognissanti e Commemorazione dei Morti. Ecco come è avvenuto:

la festa di Tutti i Santi dapprima si celebrava il 13 maggio (fu celebrata per la prima volta a Roma il 13 Maggio del 609 e.v. (era volgare), in occasione della consacrazione del Pantheon (anch’esso pagano) alla Vergine Maria. Intanto però, le tradizioni pagane del primo novembre legate al culto dei morti, erano molto vive nello spirito del popolo che non rinunciava a celebrarle! La Chiesa, come sempre, faticava moltissimo a sradicare tutti i culti pagani!

papa Gregorio III_Gregorius_III_AVCosì papa Gregorio III ebbe la bella idea di spostare Ognissanti al 1° novembre (cosa che già era stata fatta in Francia e nei paesi anglosassoni)… la cosa fu ufficializzata nell’anno 835 e.v. da Papa Gregorio IV che appunto la spostò ufficialmente dal 13 maggio al 1° novembre* dichiarandola festa di precetto. L’intento fu quello di dare un nuovo significato ai culti che la gente celebrava in onore dei morti il primo novembre: nuovo significato che si sperava avrebbe cancellato questi culti pagani. Ma tale intento non riuscì e la gente continuò a fare le sue celebrazioni pagane per onore i suoi morti il primo novembre. Questo bisogno era sentito troppo profondamente nei cuori della gente che da sempre celebrava così! Dunque, nel 998 e.v. Odilone, abate di Cluny (Borgogna), dato che il 1° novembre ormai era già stato occupato nel primo tentativo mal riuscito, decise di aggiungere al calendario cristiano il 2 novembre come data per commemorare i defunti… così finalmente in un’opera di sovrapposizione la Chiesa riuscì ad appropriarsi di quei culti pagani che proprio non era riuscita a sradicare.

*Fanno eccezione i cristiani Ortodossi, che coerentemente con le prime celebrazioni, ancora oggi festeggiano Ognissanti in primavera, la Domenica successiva alla Pentecoste.

Se in passato coloro che volevano boicottare la festività asserivano che si trattasse di una festività americana che con l’Europa non aveva niente a che fare, negli ultimi anni, questo non è stato più possibile (anche se qualcuno ancora ci prova, contro ogni evidenza, sperando nell’ignoranza della gente).

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Nell’ultimo decennio in particolare, la possibilità di accedere a un’informazione più completa e al di là degli interessi di parte, ha raggiunto capillarmente quasi tutti. Grazie alla diffusione di internet in primis! Ma anche attraverso libri che parlano di argomenti che in passato non venivano trattati così diffusamente e che, anche e non solo grazie alla rivoluzione culturale attuata dalla grande mito-archeologa Marija Gimbutas, hanno riportato nel nostro spirito l’interesse e l’orgoglio di recuperare le nostre antiche radici spirituali.

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Così è sempre più difficile affermare qualcosa di falso, senza che qualcuno se ne accorga. Allora, se in passato si affermava l’estraneità di Halloween all’Europa, c’è stato un cambio di direzione. Ultimamente ho sentito attribuire le origini di Halloween ad una tradizione solamente scozzese! Al massimo nord europea.

Sappiamo che questa ricorrenza, molto anticamente, veniva già festeggiata in Europa da un insieme di popoli indoeuropei caratterizzati da un’unità culturale e linguistica: i celti.

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Stiamo parlando di diversi secoli a.e.v. (avanti era volgare) dunque.

Essi ebbero in Europa il loro periodo di massimo splendore tra il IV e il III sec a.e.v. In quel periodo si estendevano su una vasta area geografica che andava dalla penisola iberica al bacino del Danubio e dalle isole britanniche all’Italia settentrionale. Alcuni gruppi si erano spinti anche più a sud, nell’Italia centrale e anche in Puglia e Sicilia… pensate, persino in Anatolia!

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Parliamo di un’epoca decisamente antecedente ^_^ alla scoperta dell’America! Allora la festività, perlomeno in Irlanda, prendeva il nome di Samhain, che sta a significare “fine dell’estate”. In tale occasione, i celti celebravano il passaggio alla parte più difficile dell’anno con falò, cerimonie propiziatorie e di benedizione in cui facevano passare il bestiame tra due fuochi, prima di riportarlo al riparo dopo che nella stagione estiva aveva pascolato all’aperto; facevano gioiosi e sfarzosi banchetti, onoravano i loro morti e celebravano forse il momento per loro più importante: il loro capodanno! Che corrispondeva alla fine dell’estate ed entrata nel Geimredh, cioè la metà oscura dell’anno. “Chi non sarà presente alla riunione la notte di Samain perderà il senno ed ogni forza… per la mattina successiva si preparerà il suo tumulo”. Così veniamo a sapere dalle antiche saghe irlandesi. Ancora oggi il mese di novembre è chiamato in Irlanda “Samain”.

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Non vi parlo oltre di Samhain, per non dilungarmi troppo. Tranne che nello specificare che, ovviamente, non esiste nessun Dio celtico “delle tenebre” dal nome Samhain… lo specifico, perché recentemente c’è chi si è inventato anche questa falsità, per diffamare questa bellissima festa! Incredibile, ma vero.

A parte Samhain, poco altro si dice sulle antiche origini europee di Halloween.

Invece, sfatiamo questo mito: non è per noi italiani una festa straniera! Ci sono molte antiche tracce legate a questa tradizione anche in Italia.  Insomma, possiamo tranquillamente rintracciare le radici tutte italiane della festività di Halloween!

Chi pensa che usanze relative a scheletri, lumini macabri, questue porta a porta come quella del “dolcetto o scherzetto”, intaglio di zucche e gioiosi festeggiamenti in tale occasione non ci appartengano, si trova in errore! E ve lo dimostro.

Halloween antiche tradizioni Italia italiane

Per quanto riguarda il nostro Paese, vi sono feste simili ad Halloween e presenti da molto tempo prima che questa festa tornasse  dall’America. In tante località italiane ci sono, o c’erano in passato, usanze relative al culto dei morti che, anche se qualcuna è stata successivamente fatta propria dal cattolicesimo, hanno una connotazione fortemente pagana! Accensione di falò, convivi in cui ci si riunisce briosamente, fuochi nei pressi delle abitazioni per mostrare ai morti la strada verso la casa, l’usanza di intagliare ortaggi, quali ad esempio le barbabietole da zucchero o le zucche per offrire una luce che guidi o del vino ai morti, le offerte di cibo e bevande ai cari defunti che tornano in questo frangente a far visita, le storie di processioni macabre, le leggende di fate e folletti che scorribandano dispettosamente… e via discorrendo.

antica tradizione delle zucche intagliate in Italia

Persino le fatidiche zucche intagliate da illuminare con un lumino al loro interno, che erroneamente troppo spesso si asserisce siano una recente tradizione importata dall’America e giunta in Italia solo nel ventesimo secolo, in realtà qui in Italia già c’erano e molto prima che ritornassero a far capolino dall’America! Nel Nord Italia, dove questa festa è sempre stata celebrata nel corso dei secoli, seppur cambiando nome da un certo punto in poi in festa di Ognissanti, fino ai tempi dei nostri nonni, si usava intagliare delle zucche arancioni e ci si inserivano dentro le candele poggiate sul fondo. Ci si andava in giro per il paese a fare simpatici scherzi, ^_^ a “spaventarci” le persone, ma non dimentichiamo che lo “spavento” in questo frangente è scherzoso, giocoso, divertente… come abbiamo già detto! C’era anche l’usanza di andare di casa in casa a chiedere del cibo: noci, nocciole, castagne. Queste zucche a Milano e in Brianza venivano chiamate “Lumere”. Si festeggiava per tre giorni: 30, 31 ottobre e 1 novembre.
A casa, per le Anime dei propri cari, sul davanzale delle finestre si lasciavano offerte di cibo e bevande.

In Puglia, ad Orsara, in provincia di Foggia, un piccolo paese di montagna (dove le tradizioni infatti si sono conservate più facilmente, perché la nuova religione non ci è arrivata a cancellarle), ancora oggi vengono decorate sempre loro, le zucche! Nell’ambito di una festività che è dedicata appunto ai morti e che si celebra il 1° novembre! Nella piazza principale di questo paesino montano si svolge poi una gara delle zucche intagliate e decorate che vengono chiamate oggi “cocce priatorje” le teste del purgatorio (influenza cristiana nel nome, ma giocosità ^_^ tutta “pagana”) , ad indicare proprio i morti.

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Anche in Abruzzo, a detta di Lamberto De Carolis (in “Bisenti, storia, leggenda, cultura, tradizioni”, Ed. Edigrafital, 1970), in passato era tradizione scavare proprio le zucche e porre una candela al loro interno, in maniera che potessero essere usate come lumi atti ad indicare la strada ai morti! Ancora una volta niente di nuovo dunque… e soprattutto niente di importato dagli Usa! Bensì, tradizioni che ci appartengono intimamente e che non dobbiamo rischiare di perdere o di dimenticare! Sempre le zucche, venivano in passato scavate anche a Bormio, Lombardia! Qui, per essere riempite non di luce, ma di vino ed essere lasciate sul davanzale sempre allo stesso scopo: per offerta ai morti che in quest’occasione tornavano in visita. A Vigevano, così come in generale in Lomellina (Lombardia), per i defunti si lasciava un secchio d’acqua fresca e anche qui… una zucca scavata e riempita con del buon vino. Inoltre si lasciava il fuoco del camino acceso con le sedie sistemate con cura intorno al focolare. camino

Anche in Sardegna fin da tempi antichissimi la zucca era protagonista e, in occasione di questa festività, veniva scavata e intagliata con espressioni spettrali per fare simpatici scherzi ai bambini che, protagonisti anche in questa occasione come nella questua che facevano porta a porta di cui parleremo più avanti, si divertivano molto. In casa invece venivano accesi dei lumini ad olio (lantias), uno per ogni caro defunto della famiglia ad indicargli la via. Questa fatidica zucca insomma la ritroviamo davvero in molte antiche tradizioni italiane e dobbiamo considerare anche che chissà quante ce ne sfuggono… e quante sono scomparse e non riusciremo più ad averne notizia.

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D’altra parte, come poteva non essere così… la zucca è un ortaggio tipico della nostra terra! Ed è un prodotto di questo periodo. E’ ovvio che, per la scavatura e l’intaglio, si scegliessero ortaggi adatti per grandezza e durezza, come le zucche appunto… e le rape anche, certo! Non ci sarebbe stato motivo per non utilizzare le zucche! ^_^ Dunque, la storia della moderna introduzione dell’intaglio della zucca dall’America nelle nostre terre nel XX° secolo, è falsa! E’ una tradizione che c’è sempre stata, ci appartiene fin dall’antichità.

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Jack O’LanternE la storia di origine irlandese di Jack O’Lantern? Be’… è carina, ma non ci riguarda affatto! E’ successiva alle nostre antiche tradizioni. E’ fortemente cristianizzata: nella trama c’è addirittura il demonio! Non ha nulla a che fare con le nostre antiche usanze legate a questa festività e, in particolare, al nostro uso rituale delle zucche scavate e intagliate, che è molto antico.

 

Anche un’altra usanza ci appartiene profondamente, è quella della questua porta a porta, oggi meglio conosciuta con la famosa formula “Dolcetto o scherzetto?”. Anch’essa è molto antica e se ne trova traccia in diverse regioni del nostro Paese.

In Abruzzo, oltre a decorare le zucche, tanto tempo fa c’era l’uso dei giovani di andare a bussare di porta in porta per richiedere offerte per le anime dei morti. Qualcosa di simile in passato c’era anche in Emilia Romagna, dove i poveri andavano di casa in casa a chiedere “la carità dei morti” e ricevendo del cibo da chi apriva la porta. Come anche in Puglia dove da sempre giovani, contadini e artigiani girano ancor oggi di casa in casa, cantano una canzone e in cambio vengono loro offerti vino, taralli, castagne e altro ancora… quello di cui si dispone in casa. Quest’usanza si chiama ”cercare l’aneme de muerte”. In Sardegna, la notte del 31 di ottobre, prima della cena i bambini andavano in giro per il paese vestiti di stracci come a simboleggiare le anime dei morti e bussavano di porta in porta ricevendo dolcetti e frutta secca… pronunciando dolcetto-o-scherzetto-originiuna formula che cambiava di località in località; a Ghilarza, un paese in provincia di Oristano, il rituale legato ai morti che si teneva come abbiamo detto la notte di Ognissanti, il 31 ottobre, si chiamava askardoppias o  iskaddoppias e consisteva sempre nella questua in nome dei defunti fatta dai ragazzini, a cui venivano regalate frutta secca e papassine (che sono dolci tipici sardi per la ricorrenza dei morti), che i bambini mettevano in un sacchetto realizzato da un fazzoletto a cui si avvolgevano i quattro angoli.

 

In Sicilia, in passato i genitori regalavano dolcetti e piccoli doni ai loro bambini, dicendo che fossero stati donati loro dai cari parenti defunti, perché i bambini erano stati buoni durante l’anno.

Ovunque, vigeva il sentore che i morti potessero in quel giorno tornare e ripercorrere le strade percorse in vita, visitare le case vissute in vita… e questo era ed è vissuto come qualcosa di benefico e portatore di benedizione.

tavola apparecchiata per i morti Halloween

In Friuli nelle campagne c’era l’usanza di lasciare sul tavolo un secchio d’acqua, un lume e un po’ di pane per i defunti che sarebbero tornati in visita in quella ricorrenza. Similmente ancora oggi in Puglia la sera del primo novembre si apparecchia e imbastisce una tavola con cibo, vino, acqua… perché c’è la credenza che i morti tornino a visitare i parenti e che, ben accolti, si trattengano anche fino a Natale o alla Befana. In Sardegna si cenava tutti insieme con la famiglia e poi ci si raccoglieva intorno al fuoco del camino a raccontare storie di nonni e bisnonni, di fatti passati e leggende della zona… ma per i cari morti, a fine pasto invece di sparecchiare la tavola si lasciava tutto lì, affinché anche le anime dei defunti potessero approfittare del banchetto e si sarebbero sfamate solo con l’odore.
In Piemonte invece, si usava lasciare un posto in più a tavola per i morti che sarebbero venuti in visita in questa ricorrenza.

In Val d’Ossola gli abitanti della casa addirittura uscivano la sera lasciando la casa disabitata in maniera che i morti potessero entrare in tutta riservatezza nelle case senza che nessuno ci fosse, per rifocillarsi in tutta serenità. Le famiglie intanto se ne andavano tutte al cimitero e quando tornavano suonavano campanelli e campanacci per avvisare i morti del loro rientro e lasciare che questi si ritirassero senza la fretta che avrebbe comportato un ritorno improvviso.

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In Puglia, ad Orsara, c’è una festa che coinvolge tutto il paese e si chiama “Fuuc Acost”, si accendono falò con rami di ginestra negli incroci e nelle piazze. Poi si cucina sulle loro braci e si condivide festosamente il cibo con gli altri, mentre gli avanzi sono per i morti e si lasciano per loro agli angoli delle strade. In Calabria si approntavano banchetti addirittura nei cimiteri, presso le tombe! Si condivideva il cibo con gli altri e lo si offriva ai visitatori.

Concludiamo questo excursus sulle tradizioni originarie italiane relative a questa festività, parlando infine dell’aspetto culinario 😉

Esistono in tutta Italia diverse tipologie di dolcetti e pani che richiamano la stessa simbologia, ossia quella relativa ai morti. A Treviso, fin dall’antichità e ancora tutt’oggi, si mangiano “i morti vivi” che, non vi allarmate, sono delle buone focacce ^_^. In Campania c’è il “torrone dei morti”. In varie regioni dell’Italia centrale e anche in Lombardia ci sono dei pasticcini che si chiamano “fave dei morti” e le “favette dei morti” si mangiano un po’ in tutto il nord-est, ma soprattutto in Veneto e in Friuli Venezia Giulia… sono di tre colori (panna, marroni e rosa) e variano dal croccante al morbido.

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Il “pane dei morti” si ritrova, con diverse ricette, pressoché in tutta Italia. In Sicilia si preparano “le ossa dei morti” che sono dei buonissimi biscotti; le ossa di morto sono presenti anche in Toscana, nel Senese e a Montepulciano e sono biscotti friabili a base di mandorle tritate… e in Piemonte e Lombardia si preparano “le oss d’mort” dolci allungati a base di farina, mandorle e albume d’uovo. In Sicilia si prepara anche un pane particolare, fatto a forma di un braccio che ad anello termina in due mani che si uniscono come il ricongiungersi con i cari defunti in questo momento dedicato a loro! Oppure ad indicare la natura ciclica della vita-morte-rinascita, chissà! Comunque questo pane così particolare si chiama “la mani”. Inoltre viene preparato il “pane dei morti” appunto, un pane speciale che originariamente costituiva un’offerta di cibo per i parenti morti. In Sardegna invece, oggi così come in passato, è in uso nella tradizione dolciaria la “saba” che è prodotta con la cottura del mosto e che attribuisce ai dolci un colore molto scuro, a simboleggiare la terra, perfettamente in linea con la festività dunque.

Buon Halloween

Insomma, abbiamo tantissime testimonianze in tutt’Italia. Chissà quante altre antiche tradizioni della nostra terra, legate ad Halloween (e non solo), ci sfuggono… perché magari hanno luogo in qualche paesino sperduto! O perché sono state così irrimediabilmente trasformate, da non riuscirne più a riconoscerne l’antica essenza “pagana”. E ahimè, chissà quante invece sono scomparse per sempre, senza lasciar traccia di sé e non avremo mai più modo di saper di loro… pezzi di un puzzle preziosissimo che non riavremo più indietro.

Resta il fatto che le antiche testimonianze nonostante tutto sopravvissute, ci testimoniano quanto anche questa festività ci appartenga… quanto faccia parte della nostra tradizione più profonda e antica.

Festeggiamo dunque Halloween con gioia e nella consapevolezza di recuperare qualcosa di prezioso della nostra identità culturale e delle nostre origini spirituali!

Ogni tassello che riusciamo a recuperare dall’oblio o dalla mistificazione è un tesoro inestimabile! Ci parla delle nostre radici, è quindi una parte di noi, è preziosa!

Buon Halloween allora! Buon Samhain! Buon Samonios!

Insomma… in qualunque modo lo vogliate chiamare, auguro a tutti felici festeggiamenti per questa ricorrenza così bella e importante!!! Un abbraccio! ^_^

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