Oggi vorrei parlare di una cosa molto importante, ossia la pulizia all’interno del nostro corpo, dei nostri organi interni per mantenere e ottimizzare il nostro stato di salute.

Digestion1Il nostro organismo è qualcosa di meraviglioso e incredibilmente capace! E’ in continuo stato di ricerca/mantenimento dell’equilibrio, in costante lotta tra la salute e lo stato di malattia.

Inoltre, attualmente più che mai, il nostro organismo deve difendersi continuamente dalle innaturali aggressioni esterne quali: una cattiva alimentazione, medicinali, una vita stressante, sregolata o comunque meno naturale, alcol, fumo, smog, inquinamento dell’acqua, del cibo, dell’aria, un’aggressiva igiene personale, utilizzo di prodotti chimici sul proprio corpo ecc. Abbiamo molta cura di noi stessi per quanto riguarda l’esterno del nostro corpo. Attuiamo una fin troppo accurata igiene personale, usiamo disinfettanti, colluttori, saponi e detergenti di ogni tipo per essere sempre puliti e profumati… fuori.

Ma dentro di noi c’è tutto un universo che spesso trascuriamo completamente! Eppure, è da esso che dipende il nostro stato di salute e quindi tutto… il nostro umore, la nostra energia vitale, la nostra serenità, forza e gioia di vivere. E’ facile quindi comprendere quanto sia importante pulire i nostri organi interni, messi così a dura prova… quali reni, intestino e fegato, per stare bene, in salute.

In particolare, oggi tratterò della pulizia del fegato e della cistifellea (per chi ancora ce l’ha, altrimenti solo del fegato).

livercleanseE’ una pratica che ho avuto modo di sperimentare personalmente, sia su di me che su amici e familiari che avevano sofferto delle classiche coliche e qualcuno anche fatto accertamenti e constatato la presenza dei tanto temuti calcoli. In queste esperienze la pulizia ha sempre avuto successo e non c’è stato bisogno dunque di intervento chirurgico o altri tipi di intervento! Altre testimonianze si possono trovare facilmente in internet.

50555144925521828-young-blonde-girl-suffering-from-severe-pain-in-her-stomachQuello che vorrei far presente in particolare è che non bisogna stare male con le coliche o attendere che vengano diagnosticati dei calcoli per effettuare la pulizia del fegato, anche perché quelli che gli accertamenti diagnostici riescono a vedere facilmente sono solo i calcoli calcificati, mentre, come ormai si sa, ce ne sono molti altri spesso invisibili agli accertamenti… tutti i tipi, con questo procedimento, potranno essere eliminanati in maniera fisiologica! Inoltre spesso i calcoli sono asintomatici, non ce ne accorgiamo, ma ci sono e non fanno di certo bene al nostro fegato. La pulizia di questo organo è essenziale per mantenere un buono stato di salute, ma non voglio dilungarmi troppo in quest’occasione, per arrivare presto alla descrizione pratica del metodo. Perciò ti dico che il procedimento che sto per illustrarti l’ho appreso in particolare da un libro di Andreas Moritz “Guarire il fegato con il lavaggio epatico” di cui ti consiglio vivamente la lettura e sul quale troverai tante argomentazioni interessanti, che qui ometto per non dilungarmi troppo. Puoi trovare procedimenti simili descritti anche su altri libri! Io ad esempio ho letto, su un libro della famosa dottoressa Hulda Clarck, un procedimento molto simile a questo che sto per descriverti.

Il fatto è che non ci si è inventati niente di nuovo: si tratta di un procedimento per l’espulsione dei calcoli già in uso molto tempo fa. Se ne ha ancora traccia agli inizi del secolo scorso, periodo in cui ancora si trovano testimonianze di pochi dottori che, essendone a conoscenza, lo attuavano e che avevano a loro volta ereditato questo sapere da generazioni. Pare in effetti che sia un trattamento conosciuto, con ovvie differenze, ma soprattutto similitudini nel concreto, fin da tempi remoti. Le antiche custodi sono probabilmente quelle donne che conoscevano la natura e l’arte di guarire, le curatrici di campagna, che dalla nascita alla morte accompagnavano, con il loro sapere e le loro capacità pratiche, le tappe della vita di una persona. Poi, lo sappiamo, via via questa conoscenza, insieme a tante altre, è andata perduta e solo in tempi molto recenti si sta cercando di recuperare questi doni preziosi che ci permettono di vivere meglio e mantenere la salute in modo più “sano” e naturale. Il metodo che sto per descriverti, infatti, è molto semplice, alla portata di chiunque (chiunque possa prendere un lassativo),  e soprattutto è molto meglio di un intervento chirurgico! Non c’è paragone! Questo dovrebbe farci riflettere molto riguardo alla nostra incondizionata fiducia nella moderna medicina che, se per alcune cose ha raggiunto dei traguardi lodevoli, per altri versi lascia perplessi. Spero insomma che quest’occasione possa essere uno stimolo ad approfondire in prima persona anche questi argomenti, a prenderci un po’ della responsabilità riguardo la nostra salute e a non essere più completamente passivi, disinformati e deresponsabilizzati.

Ma proseguiamo… la pulizia del fegato che sto per illustrare è come ho detto un metodo non invasivo per liberare fegato e cistifellea (per chi ancora ce l’ha, altrimenti solo il fegato) dai calcoli, senza interventi chirurgici e quindi senza le conseguenze ad essi correlate.

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Occorre procurarsi:

  • i Sali di Epsom* (cioè solfato di magnesio), li trovi in farmacia o nelle botteghe biologiche;
  • tante mele da cui estrarre il succo da bere durante la fase di preparazione oppure, se proprio non puoi farti da solo il succo, compralo pure confezionato, purché sia succo di mela al 100% (e ancor meglio se biologico).
  • una brocca graduata e, se riesci a procurartelo, anche un bicchiere graduato… ti serviranno per misurare con precisione le dosi dei liquidi che dovrai bere.
  • un paio di pompelmi rosa (oppure arancia e limoni) da spremere e olio extravergine di oliva per “la fase clou” del lavaggio.

*Un’unica raccomandazione: il solfato di magnesio è un lassativo. E’ ovviamente sconsigliato a chi non può assumere lassativi, come ad esempio chi soffre di diarree problematiche, colon irritabile… in tal caso, dovrà prima essere risolta tale problematicità. Chi invece ha subito un’ablazione della milza, deve dimezzare le dosi… ma è sempre bene, in queste situazioni particolari, chiedere il parere medico prima di assumere un lassativo.

Cominciamo.

FASE DI PREPARAZIONE (che deve durare minimo per sei giorni):

per una settimana circa, bevi almeno un litro di succo di mela al giorno, ma non in prossimità dei pasti. Se riesci, puoi berne anche più di un litro ovviamente… l’acido malico contenuto nel succo di mela serve ad ammorbidire i calcoli.

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depurare-organismoQualche raccomandazione dietetica: durante tutta la settimana è importante non sovraccaricare il fegato in nessun modo e avere un’alimentazione leggera, povera in grassi e proteine. Sarebbe opportuno dunque escludere alimenti di origine animale quali uova, latte e derivati, salumi e altre carni varie… e consumare pietanze senza spezie, grassi e soffritti, evitare fumo, caffè, alcol ecc.

E’ importante anche, per tutta la settimana di preparazione, e ovviamente a maggior ragione nella fase del lavaggio vero e proprio, evitare di consumare cibi e bevande fredde in quanto raffreddano il fegato. Tutti i cibi e le bevande dovrebbero essere calde, tiepide o almeno a temperatura ambiente. Infine, dove possibile, evitare di assumere farmaci e anche vitamine e integratori che non siano assolutamente necessari. Attenzione: non si intendono quindi farmaci importanti, riguardo i quali non bisogna mai prendere iniziative personali senza aver consultato un medico!

COSA FARE DOPO LA SETTIMANA DI PREPARAZIONE

Dopo la settimana di preparazione in cui abbiamo assunto molto succo di mela quotidianamente e mangiato “leggero”, siamo giunti al giorno in cui effettueremo il lavaggio vero e proprio. Le istruzioni di seguito vanno eseguite con precisione assoluta. Questo è molto importante per la riuscita dell’intervento.

Mattina: bere tutto il litro di succo di mela nell’arco della mattinata. Se avete voglia anche di mangiare qualcosa, consumate della frutta fresca. Niente zucchero, dolci, latte, yogurt, noci, burro, olio ecc. e tanto meno uova e prosciutto! Frutta fresca… è l’ideale.

Pranzo: mangiare verdura bollita o cotta al vapore e del riso in bianco (possibilmente basmati), senz’olio e con poco sale non raffinato (quella di consumare sale integrale è un’ottima abitudine da mantenere anche in seguito, per sempre… lo troverete nei negozi “bio”).

DOPO LE 13,30: NON MANGIARE, NE’ BERE PIU’ NIENTE, ECCETTO L’ACQUA.

Poi, seguire l’esatto programma descritto di seguito.liver-cleanse-epsom-salt

LAVAGGIO VERO E PROPRIO

Sciogli 4 cucchiai di Sali di Epsom (solfato di magnesio) in 720 ml di acqua filtrata (o una buona acqua minerale liscia assolutamente non fredda). Avrai quindi quattro tazze da 180 ml di questa soluzione di Sali di Epsom. E’ amarissima… c’è chi usa una grossa cannuccia per non coinvolgere le papille gustative. Dopo ci si può sciacquare la bocca se si vuole, l’importante è fare attenzione a non inghiottire l’acqua, non bisogna infatti berne per una mezz’oretta dopo aver assunto i Sali di Epson.

ORE 18,00: prima dose. Bere 180 ml di questa soluzione di Sali di Epsom.

ORE 20,00: seconda dose. Bere 180 ml di soluzione di Sali di Epsom.

N.b.: bevi acqua ogni volta che hai sete, ma non subito dopo aver assunto la soluzione di Sali di Epsom e non nelle due ore successive all’assunzione della miscela oleosa che vedremo in seguito.

1090720-Clipart-3d-Springer-Frog-Sitting-On-A-Yellow-Toilet-2-Royalty-Free-CGI-IllustrationDifferences and plants to treat Hepatitis A, B, andI Sali di Epsom che hai assunto, oltre ad avere l’effetto di allargare i dotti biliari, ti dovrebbero anche stimolare ad andare in bagno e svuotare il colon… se questo per le ore 21,00 non fosse ancora avvenuto, fai un clistere di acqua per avviare i movimenti intestinali. Di solito non ce n’è bisogno e, dopo un pò dall’assunzione dei sali di Epsom, iniziano delle scariche di diarrea che s’intensificano soprattutto nella mattinata successiva.

 

Alle ore 22 meno ¼ prepara la MISCELA OLEOSA che dovrai bere alle 22,00.

Ecco come: lava i pompelmi con acqua calda e non prenderli assolutamente dal frigo. Non devono essere freddi. Spremili senza far andare la polpa nel succo. Ne serviranno uno o due a seconda della grandezza, perché occorrono 180 ml di succo di pompelmo. Dunque miscela i 180 ml di succo di pompelmo con 120 ml di olio evo (extra vergine d’oliva). Puoi utilizzare una bottiglietta da mezzo litro (o un barattolo da ½ litro). Scuotila forte per almeno una ventina di volte, accertati che si sia perfettamente miscelato il contenuto.

L’ideale sarebbe bere questa miscela alle 22,00… ma se senti ancora la necessità di andare in bagno puoi ritardare questa fase di 10 minuti. Assolutamente non bere più niente, neanche acqua, dopo la miscela oleosa e segui con estrema precisione le istruzioni.

ORE 22,00: predisponi tutto, ossia: preparati per la notte, predisponi due cuscini sul letto e spegni la luce grande della stanza lasciando accesa solo quella sul comodino che riuscirai a spegnere dal letto. Mettiti in piedi a fianco del letto, non sederti. Bevi in piedi vicino al letto la miscela oleosa tutta di un fiato, SDRAIATI IMMEDIATAMENTE E RIMANI PERFETTAMENTE IMMOBILE E IN SILENZIO. Questo è fondamentale per il rilascio dei calcoli biliari.

Spegni la luce e rimani sdraiato sulla schiena con due cuscini sotto la testa, affinché questa stia più in alto rispetto all’addome (se questa posizione non ti risulta rilassante girati sul fianco destro con le ginocchia piegate verso il petto). Rimani così e se vuoi metti qualcosa di caldo e non comprimente vicino al fegato. Per almeno mezz’ora cerca di non muoverti e non parlare e stare in uno stato di perfetto rilassamento. Non bere acqua per le due ore successive.

stacks_image_87In questa fase ti può capitare di sentire i calcoli passare lungo i dotti biliari, come delle piccole bigliette che scivolano all’interno… non preoccuparti, è certamente una sensazione nuova, ma non sgradevole e assolutamente non sentirai alcun dolore, perché il sale di Epsom tiene ben aperte e rilassate le valvole dei dotti biliari e la bile espulsa insieme ai calcoli tiene ben lubrificati i dotti biliari. Perciò se puoi, dormi, così starai in perfetto relax. Se durante la notte sentirai la necessità di andare in bagno fallo pure, potresti già cominciare a notare alcuni calcoli che galleggiano nel water.

Durante la notte e nelle prime ore della mattina, potresti avvertire nausea: è dovuta ad una forte ed improvvisa espulsione di numerosi calcoli biliari (e tossine) che spingono di nuovo la miscela di olio nello stomaco. Cerca di avere pazienza e non ti preoccupare, passerà nell’arco della mattinata.

IL MATTINO SEGUENTE

ORE 6,00-6,30: terza dose. Bere 180 ml di soluzione di Sali di Epsom, la penultima dose (se ti capita di darli subito di stomaco, come è accaduto a me, non preoccuparti e, appena ti sei ripreso, bevi la soluzione che ti è rimasta, cioè gli ultimi 180 ml… poi la quarta ed ultima dose te la ricreerai in seguito, con 180 ml scarsi di acqua e un cucchiaio di Sali di Epsom). Andrai in bagno molte volte nell’arco della mattinata e vedrai con i tuoi occhi i calcoli espulsi.

Ricordati sempre di non bere acqua per una mezz’oretta dopo aver assunto la soluzione di Sali di Epsom. Rilassati e, se vuoi, puoi tornare a letto, purché tu mantenga il busto in posizione eretta o almeno sollevata rispetto all’addome, grazie a dei cuscini.

ORE 8,00: quarta ed ultima dose. Bevi gli ultimi 180 ml di soluzione di Sali di Epsom e non bere niente per la mezz’oretta successiva. Continuerai ad espellere calcoli e li vedrai nella tazza del bagno.

Il colore dei calcoli in genere è di un colore che tende al verde,  ma può variare. Puoi vedere qui di seguito un esempio di calcoli espulsi preso dal web.

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Alle 10-10,30 puoi bere una spremuta o un centrifugato di frutta appena fatto. Alle 11,00 puoi mangiare un po’ di frutta fresca. A pranzo un pasto molto leggero. Il giorno dopo dovresti già sentire i primi segni di miglioramento. Continua a consumare pasti leggeri per i giorni successivi (come hai già fatto nella fase di preparazione)… e ricorda: il tuo fegato e la tua cistifellea hanno subito un importante intervento, anche se non hai ferite e non ci sono gli effetti collaterali dell’intervento chirurgico.

Dopo aver eliminato tutti i calcoli attraverso una serie di lavaggi ad intervalli di uno o due mesi l’uno dall’altro, è una buona abitudine, per mantenere l’organo pulito, depurare il fegato due volte l’anno, magari durante i cambi di stagione, momenti in cui il tuo organismo è più incline a rilasciare tossine e sostanze di scarto.

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disintossicante_7Healthy-Liver-TipsCerca di prenderti cura giorno dopo giorno del tuo organismo, a partire dalla spesa alimentare che farai. Fai in modo di sostare sempre di più e quindi prendere più cose nel reparto ortofrutticolo… sempre di meno tra gli altri reparti. Cerca di non consumare prodotti preconfezionati industriali contenenti additivi quali coloranti, grassi aggiunti, conservanti, emulsionanti, modulatori del sapore, ecc. Mantieni in generale un’alimentazione sana… con elasticità, se lo riterrai, e senza fanatismo magari, ma con una certa costanza.

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Ecco qui… questo è il procedimento, vale la pena provare! Constaterai con i tuoi stessi occhi la sua efficacia. Dopo averlo fatto sentirai di stare molto meglio di prima, avvertirai più energia, un miglioramento del tuo stato di salute in generale, anche se prima non te ne rendevi conto di non stare “al massimo”.

Allora, dopo averne beneficiato, ti chiedo, se vorrai, di condividerlo con le persone intorno a te che ne avranno bisogno. E’ un’informazione molto importante, che può aiutare tante persone a star meglio e magari risparmiar loro tante sofferenze e forse anche un intervento chirurgico. L’informazione, non solo su quest’argomento ma su tutto, è l’arma più grande che abbiamo per proteggerci e migliorare il mondo, renderlo un posto dove sarà più bello vivere!

La condivisione e l’unione tra di noi gente comune è invece la nostra forza più grande.

Buona pulizia del fegato!

 

 

halloween

Halloween è un’americanata? Una festa moderna importata dall’America? E’ davvero una ricorrenza meramente consumistica? O peggio ancora, è qualcosa che riguarda il satanismo, qualcosa da aborrire insomma?

La risposta è no a tutti e tre i quesiti. Assolutamente no!

Mai stati tanto lontani dalla verità. Eppure, sull’argomento è stata fatta tanta strumentale disinformazione o, per chiamarla come si deve, tanta diffamazione! Al punto che ormai alcune persone purtroppo credono che ci sia qualcosa di vero in queste false e calunnianti affermazioni. Come mai?

zucca halloweenCome mai divulgare così tante falsità… attaccare così agguerritamente questa tradizione? Il motivo è semplice: il cristianesimo, la nuova religione che ha sostituito le antiche e originarie spiritualità dei nostri luoghi (e non solo dei nostri luoghi, purtroppo), non ha mai tollerato la sopravvivenza di queste precedenti tradizioni. Quindi, nel risoluto desiderio a predominare, come unica verità solitaria, sulle anime della gente e avere così il controllo e l’immenso potere politico-economico che ne deriva… ha sempre cercato di far tabula rasa delle più antiche tradizioni. In che modo? I meccanismi principali sono essenzialmente tre: o furbescamente, inglobando a sé queste tradizioni in modo da far cadere nell’oblio il loro originario significato; o atrocemente, come purtroppo sappiamo, soffocandole nel sangue; oppure demonizzandole. Queste azioni, che sono senz’altro subdole e deplorevoli, perché non hanno dalla loro parte la luce dell’onore, dell’onestà e della giustizia, riescono però bene nel loro immeritevole intento, purtroppo! Il danno che nei secoli è stato fatto alle popolazioni derubate di qualcosa di preziosissimo, della loro anima… delle loro tradizioni, in nome di un’unificazione spirituale sotto un unico “padrone”, è enorme! Come vediamo anche in quest’occasione, ai giorni nostri, l’atteggiamento non è molto cambiato. E riguardo ad Halloween viene utilizzato il meccanismo della demonizzazione, appunto.

donna-con-zucca-348Per fortuna, ci sono anche persone che hanno voglia di informarsi davvero, che amano la verità e la indagano autonomamente per non essere manipolate. Così, attraverso letture, ricerche indipendenti e il loro libero pensiero, capiscono quanto falsi e diffamanti siano i contenuti propinati dagli estremisti e si sottraggono così a questo gioco di odio, ingiustizia e intolleranza che nasce dal fanatismo. Queste persone davvero valide, le si trova certamente anche in ambiti cristiani… e a loro va il mio più sentito rispetto. ^_^

Partiamo dunque dall’inizio e, passo per passo, facciamo un po’ di luce in mezzo a tanta cattiva informazione.

Halloween non è una festa moderna importata dall’America… è vero semmai l’esatto contrario! Quella che oggi chiamiamo Halloween è una festività le cui origini si perdono nella notte dei tempi e vanno ricercate proprio nella nostra Europa! In America, semmai, c’è arrivata proprio dal nostro continente, con i coloni europei appunto che, durante l’insediamento nel “Nuovo Mondo”, trasportarono lì, con sé, le loro tradizioni più sentite, quelle più importanti e più radicate nei loro animi. Le origini europee della festa risalgono ad epoche molto più antiche rispetto addirittura alla scoperta dell’America! Più avanti ne parleremo accuratamente.

Per quanto riguarda il maldestro tentativo di accostare il satanismo a questa festività che non ha ovviamente niente a che fare con tutto ciò, che dire… è assurdo, proprio per l’assoluta estraneità! Satana è un entità, un concetto proprio delle religioni monoteiste derivate da quella giudaica e rappresenta il male assoluto. E’ la loro controparte cattiva contrapposta al loro Dio buono, principio di bene e verità assoluta. Qualcosa che non appartiene assolutamente al paganesimo, non appartiene ad Halloween, né ad altre festività pagane. I satanisti evidentemente seguono la mitologia cristiana e scelgono di stare dalla parte cattiva, anziché quella buona… per dirlo con parole semplici! Insomma, sono cose loro. I pagani non hanno a che fare con tutto ciò. Approfitto per far presente che il meccanismo di demonizzazione che si prova a fare ora con queste false accuse è antichissimo, tant’è che molti nomi attribuiti a Satana o ad altri diavoli (guarda Belzebù, o Lilith… o Lucifero) sono divinità di culti pagani precedenti! Persino l’aspetto esteriore del diavolo, cornuto e con le zampe caprine, è stato costruito apposta ricalcando l’aspetto di divinità pagane dei boschi e della natura, che quindi non avevano nulla a che fare con il male assoluto! Insomma, chiari tentativi di demonizzare le divinità nemiche, perché con il loro semplice esistere si contrapponevano al desiderio di quel Dio che voleva essere l’unico e il solo.

Per ultimo, faccio presente anche che il nome Halloween letteralmente significa “All Hallows’ Eve” dove Hallow è la parola arcaica inglese che significa santo!! La vigilia di tutti i santi quindi! Ognissanti, invece, in inglese è All Hallows’ Day. Capiremo il perché del nome più avanti, comunque, anche da questo particolare è già chiaro che di satanico non c’è proprio niente.

Per quanto riguarda invece l’aspetto consumistico di Halloween, altra accusa che viene imputata a questa ricorrenza, bè… è evidente che il consumismo sia una caratteristica che contraddistingue l’epoca in cui viviamo, nella quale tutto è trasformato in business e non insito alla festività in sé che, anzi, riveste in realtà un significato bello, utile e profondo. Tant’è che questa situazione la ritroviamo, e in forma molto più marcata, in altre importanti ricorrenze quali il Natale e la Pasqua (altre festività rubate alle antiche spiritualità pagane), che oggi sono occasioni per vendere di più da una parte e di consumi sfrenati dall’altra, nonostante si tratti invece di ricorrenze pregne di contenuto e di sacralità.

1Riguardo ad Halloween, si tratta di una ricorrenza dal significato profondamente custodito all’interno dell’animo umano. In questo passaggio dal mese di ottobre a quello di novembre, si avverte infatti in maniera forte il transito dalla parte “chiara” a quella “scura” dell’anno.

Di fronte a noi infatti incombe l’oscurità dell’inverno!

Le giornate divengono in maniera tangibile più corte; la luce, che diviene via via più breve, lascia spazio al buio.

Il buio viene, nella psiche umana, associato alla morte. Anche quando i nostri avi lo accostavano all’oscurità del grembo materno di Dea e quindi pregno della promessa di rinascita, il buio della morte ha sempre scosso molto, per ovvi motivi. La morte è un passaggio che spaventa e destabilizza, anche quando è considerata preludio di rigenerazione e rinascita. Così, per sopperire a questo disagio, il rito e la celebrazione assumono un ruolo importante come strumenti per affrontare le nostre paure ancestrali, cercare di esorcizzarle. Allo stesso tempo, sono strumenti che ci permettono di soddisfare il nostro bisogno di sentire una sorta di persistenza del rapporto con i cari defunti, affrontare quel senso di vuoto che la perdita dei cari suscita, instaurare una sorta di consolatoria continuità nel rapporto con loro. Questo bisogno che ci accomuna tutti come esseri umani ha, anche qui in Europa e nel nostro passato più remoto, suscitato manifestazioni cultuali e popolari in luoghi anche geograficamente distanti tra loro, con similitudini nei gesti e talvolta anche nelle date di queste ricorrenze. Ora proviamo a sondarne i perché.

the_witch_by_shayn_art-d2zth90In questo passaggio da ottobre a novembre, viene percepita come ormai davvero definitiva la fine dell’estate, almeno per quanto riguarda questo “giro di ruota” dell’anno. Il freddo ci spinge a raccoglierci, a guardare le paure dentro noi stessi, così come a scrutare in dimensioni che la luce e il calore dell’estate avevano allontanato dai nostri pensieri. E’ una fase di passaggio importante… e, come ogni fase di trasformazione, racchiude in sé un’energia eccezionale, potente, carica di magia.

cerchio_fateCosì in quest’atmosfera crepuscolare, ci si accorge di percepire gli altri piani della realtà come meno distanti… si intuisce che, se c’è un momento in cui il velo che separa i mondi si assottiglia, non può che essere questo! In tale percezione, nascono stati d’animo, impressioni e, in alcuni casi, persino eventi che esulano dai razionali limiti del mondo materiale e che, solo in certi momenti dell’anno, o in determinati stati di coscienza alterata, si possono esperire. In passato, si era più attenti e sensibili alla percezione di queste energie. Semplicemente, eravamo più a contatto con la natura! Oltre che meno distratti dal quotidiano incalzare di eventi e stress, di tecnologia e razionalità.

incontri fatatiDunque in passato, questo genere di sensazioni ed esperienze hanno dato forma a storie da raccontare intorno “al focolare”. Leggende e tradizioni antiche ci parlano di entità fatate che si mostrano e talvolta intrecciano il loro destino con quello degli umani… storie di scambi tra le diverse dimensioni, di creature surreali, di fate e folletti dispettosi, spiriti inquieti o anime di defunti che benevolmente e nostalgicamente tornano in questo momento propizio, in visita ai luoghi che hanno amato quando erano ancora in vita. I tempi cambiano. Le storie vengono spesso modificate dalle tradizioni nuove che sostituiscono le antiche. Gli esseri umani cambiano. Le leggende divengono così pura fantasia, per gli animi più distratti e abbagliati dal materialismo e dall’artificiale luccichio della vita di oggi.

fantasy,-man,-city,-glow,-gear-halloweenEppure… quest’atmosfera diversa e magica in cui si ha l’impressione che i limiti ordinari possano essere annullati, permane! E se ci si ferma un istante, magari in mezzo alla natura, lontano dal frastuono e dalle luci delle città, lo si può sentire ancora! In questo momento, è solo un velo sottile quello che ci separa da un mondo incantato e noi ne sentiamo il richiamo.

Inoltre, in questo frangente, il rispetto e l’amore per i cari trapassati si fa sentire come un bisogno impellente nei nostri cuori. E’ l’occasione per eccellenza per onorarli!

samhain-2011-altarDa secoli e secoli si tramanda che, in questo specifico momento dell’anno, il loro mondo sia “più vicino” al nostro e loro tornino a far visita ai loro cari ancora in vita, recando con sé benedizione e protezione. Forse oggi molti non ci credono più, ma proprio come in passato, in questo momento speciale, ci dedichiamo ad omaggiarli. Andiamo a trovarli al cimitero, partecipiamo a riti e funzioni, ci ritroviamo a parlare di loro a chi non ha fatto in tempo a conoscerli e goderne la presenza. E’ l’occasione per “rinnovarli” nel racconto che li rende ancora vivi in un certo senso… e ringraziare per ciò che di bello hanno saputo infondere in noi, per poi trasmetterlo alle nuove generazioni. Così, attraverso riti e rituali, tramandiamo quel senso di continuità con i nostri antenati. Ad Halloween, per reazione naturale, ampio spazio viene lasciato anche alla gioia e alla convivialità ed è bene che sia così, addirittura salutare! Così lo scherzo, le risa, il riunirci insieme agli altri, vengono in nostro soccorso per allontanare la morte dalle nostre vite, o meglio la paura che essa in fondo incute nell’animo umano. Dai riti più semplici, quali il riunirsi a festeggiare a casa, o intorno a un falò all’aperto, il raccontare dei cari che ci hanno lasciato, o accendere una candela in loro onore, fare un’offerta di cibo durante la cena, fino a zucca_sergent_200gesti e cerimonie più articolate… tutto diviene un sacro onorare, ricordare, pregare, amare i nostri antenati, ricongiungerci alle nostre radici quindi e, in tale occasione, unirci agli altri nel nostro comune sentire. E’, come accennato, un momento apotropaico in cui allontanare la paura della morte e non solo, anche di tutto ciò che, nell’oscurità, suscita angoscia… e questo è molto importante… per gli adulti ed anche per i bambini! Si fanno infatti feste, si calzano maschere spaventose, s’interpreta ciò che ci spaventava in quanto distante e ignoto, si decorano case e giardini con scheletri, ortaggi incisi a creare effetti inquietanti, streghe e ragnatele, topi, mostri, fantasmi e pipistrelli, e ancora…si mangiano dolcetti a forma di ossa, si ripescano dall’oscurità del nostro inconscio tutte le immagini che però, invece di far paura, vengono in quest’occasione sdrammatizzate, vissute come simpatiche e divertenti, quasi come delle caricature… e quindi private del loro potere terrifico.

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costumi_Halloween_2011Per grandi e piccini è un momento quindi di rafforzamento in cui le proprie paure vengono prese di petto, prese in giro, giocate, indossate, mangiate, sdrammatizzate… e non ci spaventano più. Tutto ciò è molto sano e psicologicamente liberatorio!

la-terrificante-festa-di-halloween-a-ciao-tata-0_54438--400x320Infine, un ultimo importante significato che identifica questa bella ricorrenza, Halloween:

la Natura, da Signora florida e generosa, prodiga di doni, che elargisce i suoi frutti in maniera copiosa, si trasforma ora nell’ anziana Signora, fredda, sterile, parca nell’elargire doni, ma saggia, che addormenta tutte le cose con la sua gelida carezza. Da questo momento, non sarà più dispensatrice di prosperità, tepore, vita facile e piacevole… perlomeno non fino al ritorno della “bella stagione”.

Questo aspetto certamente in passato veniva percepito in maniera più vivida rispetto ai tempi attuali, caratterizzati da una tecnologia che ci consente di illuminare e riscaldare i nostri ambienti, oltre che da un sistema di produzione e distribuzione in cui è facile reperire tutto e in qualsiasi momento dell’anno.

samhainkMa una volta non era così: ora iniziava il periodo buio e freddo, perciò ci si godeva insieme e gioiosamente i frutti di questo ultimo raccolto in un atto propiziatorio e di gioiosa gratitudine… e poi ci si preparava. Si rimetteva al chiuso il bestiame e si mettevano da parte tutte le provviste, assicurandosi un’accurata riserva di viveri che, ben conservati, avrebbero garantito nutrimento durante la stagione dura che era alle porte.

 

Ecco i significati profondi, gioiosi e persino benefici di questa festività che racchiude in sé la bellezza di: una gaia festa del raccolto; di una festa per ricordare amorevolmente ed onorare i nostri cari morti e ricongiungerci così alle nostre radici; di una festa per affrontare le paure recondite della psiche umana ed esorcizzarle attraverso le risa, il riunirsi a festeggiare con gli altri, il gioco… con un sano, benefico e liberatorio effetto sul nostro inconscio.

Abbiamo inoltre smontato quasi tutti i falsi miti relativi ad Halloween.

Abbiamo visto infatti che è una festività che, lungi dall’essere puro materialismo, nel suo significato vero e profondo nasce da un effettivo bisogno dello spirito umano di rapportarsi con altre dimensioni di cui percepisce l’esistenza e per questo è sacra e necessaria, direi quasi terapeutica.

Abbiamo anche chiarito che, lungi dall’essere stata importata dall’America, le sue origini vanno ricercate proprio nelle tradizioni europee più antiche e nelle nostre radici spirituali che sono “pagane”. Dall’America l’abbiamo solo riportata nuovamente qui dopo che da noi, nei centri urbani soprattutto, era stata cancellata dalla nuova religione che, aborrendo le originarie spiritualità delle nostre terre, cercò di farne tabula rasa e, dove ciò non fu possibile, ne sostituì le manifestazioni e le festività con delle proprie, per collegare a sé qualcosa che non poteva spazzar via, in quanto troppo radicata nel sentire popolare.

Così ecco infatti che oggi, l’uno e il due novembre sono state scelte come date ufficiali per le festività cristiane di Ognissanti e Commemorazione dei Morti. Ecco come è avvenuto:

la festa di Tutti i Santi dapprima si celebrava il 13 maggio (fu celebrata per la prima volta a Roma il 13 Maggio del 609 a.e.v. (avanti era volgare), in occasione della consacrazione del Pantheon (anch’esso pagano) alla Vergine Maria. Intanto però, le tradizioni pagane del primo novembre legate al culto dei morti, erano molto vive nello spirito del popolo che non rinunciava a celebrarle! La Chiesa, come sempre, faticava moltissimo a sradicare tutti i culti pagani!

papa Gregorio III_Gregorius_III_AVCosì papa Gregorio III ebbe la bella idea di spostare Ognissanti al 1° novembre (cosa che già era stata fatta in Francia e nei paesi anglosassoni)… la cosa fu ufficializzata nel 835 a.e.v. da Papa Gregorio IV che appunto la spostò ufficialmente dal 13 maggio al 1° novembre* dichiarandola festa di precetto. L’intento fu quello di dare un nuovo significato ai culti che la gente celebrava in onore dei morti il primo novembre… nuovo significato che si sperava avrebbe cancellato questi culti pagani. Ma tale intento non riuscì e la gente continuò a fare le sue celebrazioni pagane per onore i suoi morti il primo novembre. Questo bisogno era sentito troppo profondamente nei cuori della gente che da sempre celebrava così! Dunque, nel 998 a.e.v. Odilone, abate di Cluny (Borgogna), dato che il 1° novembre ormai era già stato occupato nel primo tentativo mal riuscito, decise di aggiungere al calendario cristiano il 2 novembre come data per commemorare i defunti… così finalmente in un’opera di sovrapposizione la Chiesa riuscì ad appropriarsi di quei culti pagani che proprio non era riuscita a sradicare.

*Fanno eccezione i cristiani Ortodossi, che coerentemente con le prime celebrazioni, ancora oggi festeggiano Ognissanti in primavera, la Domenica successiva alla Pentecoste.

Se in passato coloro che volevano boicottare la festività asserivano che si trattasse di una festività americana che con l’Europa non aveva niente a che fare, negli ultimi anni, questo non è stato più possibile (anche se qualcuno ancora ci prova, contro ogni evidenza, sperando nell’ignoranza della gente).Lula-reading-749477

Nell’ultimo decennio in particolare, la possibilità di accedere a un’informazione più completa e al di là degli interessi di parte, ha raggiunto capillarmente quasi tutti. Grazie alla diffusione di internet in primis! Ma anche attraverso libri che parlano di argomenti che in passato non venivano trattati così diffusamente e che, anche e non solo grazie alla rivoluzione culturale attuata dalla grande mito-archeologa Marija Gimbutas, hanno riportato nel nostro spirito l’interesse e l’orgoglio di recuperare le nostre antiche radici spirituali.

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Così è sempre più difficile affermare qualcosa di falso, senza che qualcuno se ne accorga. Allora, se in passato si affermava l’estraneità di Halloween all’Europa, c’è stato un cambio di direzione. Ultimamente ho sentito attribuire le origini di Halloween ad una tradizione solamente scozzese! Al massimo nord europea.

Sappiamo che questa ricorrenza, molto anticamente, veniva già festeggiata in Europa da un insieme di popoli indoeuropei caratterizzati da un’unità culturale e linguistica: i celti.

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Stiamo parlando di diversi secoli a.e.v. (avanti era volgare) dunque.

Essi ebbero in Europa il loro periodo di massimo espansione tra il IV e il III sec a.e.v. In quel periodo si estendevano su una vasta area geografica che andava dalla penisola iberica al bacino del Danubio e dalle isole britanniche all’Italia settentrionale. Alcuni gruppi si erano spinti anche più a sud, nell’Italia centrale e anche in Puglia e Sicilia… pensate, persino in Anatolia.

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Parliamo di un’epoca decisamente antecedente alla scoperta dell’America! Allora la festività, perlomeno in Irlanda, prendeva il nome di Samhain, che sta a significare “fine dell’estate”. In tale occasione, i celti celebravano il passaggio alla parte più difficile dell’anno con falò, cerimonie propiziatorie e di benedizione in cui facevano passare il bestiame tra due fuochi, prima di riportarlo al riparo dopo che nella stagione estiva aveva pascolato all’aperto… facevano gioiosi e sfarzosi banchetti, onoravano i loro morti e celebravano forse il momento per loro più importante: il loro capodanno! Che corrispondeva alla fine dell’estate ed entrata nel Geimredh, cioè la metà oscura dell’anno. “Chi non sarà presente alla riunione la notte di Samain perderà il senno ed ogni forza… per la mattina successiva si preparerà il suo tumulo”. Così veniamo a sapere dalle antiche saghe irlandesi. Ancora oggi il mese di novembre è chiamato in Irlanda “Samain”.

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Non vi parlo oltre di Samhain, per non dilungarmi troppo. Tranne che nello specificare che ovviamente non esiste nessun Dio celtico “delle tenebre” dal nome Samhain… lo specifico, perché recentemente c’è chi si è inventato anche questa falsità, per diffamare questa bellissima festa! Incredibile, ma vero.

A parte Samhain, poco altro si dice sulle antiche origini europee di Halloween.

Sfatiamo questo mito: non è per noi una festa straniera! Ci sono molte antiche tracce legate a questa tradizione anche in Italia.  Insomma, possiamo tranquillamente rintracciare le radici tutte italiane della festività di Halloween!

Chi pensa che usanze relative a scheletri, lumini macabri, questue porta a porta come quella del “dolcetto o scherzetto”, intaglio di zucche e gioiosi festeggiamenti non ci appartengano, si trova in errore! E ve lo dimostro.

Halloween antiche tradizioni Italia italiane

Per quanto riguarda il nostro Paese, vi sono feste simili ad Halloween e presenti da molto tempo prima che questa festa tornasse  dall’America. In tante località italiane ci sono, o c’erano in passato, usanze relative al culto dei morti che, anche se qualcuna è stata successivamente fatta propria dal cattolicesimo, hanno una connotazione fortemente pagana! Accensione di falò, convivi in cui ci si riunisce briosamente, fuochi nei pressi delle abitazioni per mostrare ai morti la strada verso la casa, l’usanza di intagliare ortaggi, quali ad esempio le barbabietole da zucchero o le zucche per offrire una luce che guidi o del vino ai morti, le offerte di cibo e bevande ai cari defunti che tornano in questo frangente a far visita, le storie di processioni macabre, le leggende di fate e folletti che scorribandano dispettosamente… e via discorrendo.

antica tradizione delle zucche intagliate in Italia

Persino le fatidiche zucche intagliate da illuminare con un lumino al loro interno, che erroneamente spesso si asserisce siano una recente tradizione importata dall’America e giunta in Italia solo nel ventesimo secolo, in realtà qui in Italia già c’erano e molto prima che ritornassero a far capolino dall’America! Nel nord Italia, dove questa festa è sempre stata celebrata nel corso dei secoli, seppur cambiando nome da un certo ppunto in poi in festa di Ognissanti, fino ai tempi dei nostri nonni, si usava intagliare delle zucche arancioni e ci si inserivano dentro le candele poggiate sul fondo. Ci si andava in giro per il paese a fare simpatici scherzi… a “spaventarci” le persone, ma non dimentichiamo che lo “spavento” in questo frangente è scherzoso, giocoso, divertente… come abbiamo già detto! C’era anche l’usanza di andare di casa in casa a chiedere del cibo: noci, nocciole, castagne. Queste zucche a Milano e in Brianza venivano chiamate “Lumere”. Si festeggiava per tre giorni: 30, 31 ottobre e 1 novembre.
A casa, per le Anime dei propri cari, sul davanzale delle finestre si lasciavano offerte di cibo e bevande.

In Puglia, ad Orsara, in provincia di Foggia, un piccolo paese di montagna (dove le tradizioni infatti si sono conservate più facilmente, perché la nuova religione non ci è arrivata a cancellarle), ancora oggi vengono decorate sempre loro, le zucche! Nell’ambito di una festività che è dedicata appunto ai morti e che si celebra il 1° novembre! Nella piazza principale di questo paesino montano si svolge poi una gara delle zucche intagliate e decorate che vengono chiamate “cocce priatorje” le teste del purgatorio, ad indicare proprio i morti.

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Anche in Abruzzo, a detta di Lamberto De Carolis (in “Bisenti, storia, leggenda, cultura, tradizioni”, Ed. Edigrafital, 1970), in passato era tradizione scavare proprio le zucche e porre una candela al loro interno, in maniera che potessero essere usate come lumi atti ad indicare la strada ai morti! Ancora una volta niente di nuovo dunque… e soprattutto niente di importato dagli Usa! Bensì, tradizioni che ci appartengono intimamente e che non dobbiamo rischiare di perdere o di dimenticare! Sempre le zucche, venivano in passato scavate anche a Bormio, Lombardia! Qui, per essere riempite non di luce, ma di vino ed essere lasciate sul davanzale sempre allo stesso scopo: per offerta ai morti che in quest’occasione tornavano in visita. A Vigevano, così come in generale in Lomellina (Lombardia), per i defunti si lasciava un secchio d’acqua fresca e anche qui… una zucca scavata e riempita con del buon vino. Inoltre si lasciava il fuoco del camino acceso con le sedie sistemate con cura intorno al focolare. camino

Anche in Sardegna fin da tempi antichissimi la zucca era protagonista e, in occasione di questa festività, veniva scavata e intagliata con espressioni spettrali per fare simpatici scherzi ai bambini che, protagonisti anche in questa occasione come nella questua che facevano porta a porta di cui parleremo più avanti, si divertivano molto. In casa invece venivano accesi dei lumini ad olio (lantias), uno per ogni caro defunto della famiglia ad indicargli la via. Questa fatidica zucca insomma la ritroviamo davvero in molte antiche tradizioni italiane e dobbiamo considerare anche che chissà quante ce ne sfuggono… e quante sono scomparse e non riusciremo più ad averne notizia.

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D’altra parte, come poteva non essere così… la zucca è un ortaggio tipico della nostra terra! Ed è un prodotto di questo periodo. E’ ovvio che, per la scavatura e l’intaglio, si scegliessero ortaggi adatti per grandezza e durezza, come le zucche appunto… e le rape anche, certo! Non ci sarebbe stato motivo per non utilizzare le zucche! ^_^ Dunque, la storia della moderna introduzione dell’intaglio della zucca dall’America nelle nostre terre nel XX° secolo, è falsa! E’ una tradizione che c’è sempre stata, ci appartiene fin dall’antichità.jack___o_lantern__s_legend_

Jack O’LanternE la storia di origine irlandese di Jack O’Lantern? Bè, è carina, ma non ci riguarda affatto! E’ successiva alle nostre antiche tradizioni. E’ fortemente cristianizzata, nella trama c’è addirittura il demonio! Non ha nulla a che fare con le nostre antiche usanze legate a questa festività e, in particolare, al nostro uso rituale delle zucche scavate e intagliate, che è molto antico.

Anche un’altra usanza ci appartiene profondamente, è quella della questua porta a porta, oggi meglio conosciuta con la famosa formula “Dolcetto o scherzetto?”. Anch’essa è molto antica e se ne trova traccia in diverse regioni del nostro Paese.

In Abruzzo, oltre a decorare le zucche, c’era l’uso dei giovani di andare a bussare di porta in porta per richiedere offerte per le anime dei morti. Qualcosa di simile in passato c’era anche in Emilia Romagna, dove i poveri andavano di casa in casa a chiedere “la carità dei morti” e ricevendo del cibo da chi apriva la porta. Come anche in Puglia dove giovani, contadini e artigiani girano di casa in casa, cantano una canzone e in cambio vengono loro offerti vino, taralli, castagne e altro ancora… quello di cui si dispone in casa. Quest’usanza si chiama ”cercare l’aneme de muerte”. In Sardegna, la notte del 31 di ottobre, prima della cena i bambini andavano in giro per il paese vestiti di stracci come a simboleggiare le anime dei morti e bussavano di porta in porta ricevendo dolcetti e frutta secca… pronunciando dolcetto-o-scherzetto-originiuna formula che cambiava di località in località; a Ghilarza, un paese in provincia di Oristano, il rituale legato ai morti che si teneva come abbiamo detto la notte di Ognissanti, il 31 ottobre, si chiamava askardoppias o  iskaddoppias e consisteva sempre nella questua in nome dei defunti fatta dai ragazzini, a cui venivano regalate frutta secca e papassine (che sono dolci tipici sardi per la ricorrenza dei morti), che i bambini mettevano in un sacchetto realizzato da un fazzoletto a cui si avvolgevano i quattro angoli.

In Sicilia, in passato i genitori regalavano dolcetti e piccoli doni ai loro bambini, dicendo che fossero stati donati loro dai cari parenti defunti, perché i bambini erano stati buoni durante l’anno.

Ovunque, vigeva il sentore che i morti potessero in quel giorno tornare e ripercorrere le strade percorse in vita, visitare le case vissute in vita… e questo era ed è vissuto come qualcosa di benefico e portatore di benedizione.

tavola apparecchiata per i morti Halloween

In Friuli nelle campagne c’era l’usanza di lasciare sul tavolo un secchio d’acqua, un lume e un po’ di pane per i defunti che sarebbero tornati in visita in quella ricorrenza. Similmente in Puglia la sera del primo novembre si apparecchia e imbastisce una tavola con cibo, vino, acqua… perché c’è la credenza che i morti tornino a visitare i parenti e che, ben accolti, si trattengano anche fino a Natale o alla Befana. In Sardegna si cenava tutti insieme con la famiglia e poi ci si raccoglieva intorno al fuoco del camino a raccontare storie di nonni e bisnonni, di fatti passati e leggende della zona… ma per i cari morti, a fine pasto invece di sparecchiare la tavola si lasciava tutto lì, affinché anche le anime dei defunti potessero approfittare del banchetto e si sarebbero sfamate solo con l’odore.
In Piemonte invece, si usava lasciare un posto in più a tavola per i morti che sarebbero venuti in visita in questa ricorrenza.

In Val d’Ossola gli abitanti della casa addirittura uscivano la sera lasciando la casa disabitata in maniera che i morti potessero entrare in tutta riservatezza nelle case senza che nessuno ci fosse, per rifocillarsi in tutta serenità. Le famiglie intanto se ne andavano tutte al cimitero e quando tornavano suonavano campanelli e campanacci per avvisare i morti del loro rientro e lasciare che questi si ritirassero senza la fretta che avrebbe comportato un ritorno improvviso.

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In Puglia, ad Orsara, c’è una festa che coinvolge tutto il paese e si chiama “Fuuc Acost”, si accendono falò con rami di ginestra negli incroci e nelle piazze. Poi si cucina sulle loro braci e si condivide festosamente il cibo con gli altri, mentre gli avanzi sono per i morti e si lasciano per loro agli angoli delle strade. In Calabria si approntavano banchetti addirittura nei cimiteri, presso le tombe! Si condivideva il cibo con gli altri e lo si offriva ai visitatori.

Concludiamo questo excursus sulle tradizioni originarie italiane relative a questa festività, parlando infine dell’aspetto culinario 😉

Esistono in tutta Italia diverse tipologie di dolcetti e pani che richiamano la stessa simbologia, ossia quella relativa ai morti. A Treviso, fin dall’antichità e ancora tutt’oggi, si mangiano “i morti vivi” che, non vi allarmate, sono delle buone focacce ^_^. In Campania c’è il “torrone dei morti”. In varie regioni dell’Italia centrale e anche in Lombardia ci sono dei pasticcini che si chiamano “fave dei morti” e le “favette dei morti” si mangiano un po’ in tutto il nord-est, ma soprattutto in Veneto e in Friuli Venezia Giulia… sono di tre colori (panna, marroni e rosa) e variano dal croccante al morbido.

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Il “pane dei morti” si ritrova, con diverse ricette, pressoché in tutta Italia. In Sicilia si preparano “le ossa dei morti” che sono dei buonissimi biscotti; le ossa di morto sono presenti anche in Toscana, nel Senese e a Montepulciano e sono biscotti friabili a base di mandorle tritate… e in Piemonte e Lombardia si preparano “le oss d’mort” dolci allungati a base di farina, mandorle e albume d’uovo. In Sicilia si prepara anche un pane particolare, fatto a forma di un braccio che ad anello termina in due mani che si uniscono come il ricongiungersi con i cari defunti in questo momento dedicato a loro! Oppure ad indicare la natura ciclica della vita-morte-rinascita, chissà! Comunque questo pane così particolare si chiama “la mani”. Inoltre viene preparato il “pane dei morti” appunto, un pane speciale che originariamente costituiva un’offerta di cibo per i parenti morti. In Sardegna invece, oggi così come in passato, è in uso nella tradizione dolciaria la “saba” che è prodotta con la cottura del mosto e che attribuisce ai dolci un colore molto scuro, a simboleggiare la terra, perfettamente in linea con la festività dunque.

Buon Halloween

Insomma, abbiamo tantissime testimonianze in tutt’Italia. Chissà quante altre antiche tradizioni della nostra terra, legate ad Halloween (e non solo), ci sfuggono… perché magari hanno luogo in qualche paesino sperduto! O perché sono state così irrimediabilmente trasformate, da non riuscirne più a riconoscerne l’antica essenza “pagana”. E ahimè, chissà quante invece sono scomparse per sempre, senza lasciar traccia di sé e non avremo mai più modo di saper di loro… pezzi di un puzzle preziosissimo che non riavremo più indietro.

Resta il fatto che le antiche testimonianze nonostante tutto sopravvissute, ci testimoniano quanto anche questa festività ci appartenga… quanto faccia parte della nostra tradizione più profonda e antica.

Festeggiamo dunque Halloween con gioia e nella consapevolezza di recuperare qualcosa di prezioso della nostra identità culturale e delle nostre origini spirituali!

Ogni tassello che riusciamo a recuperare dall’oblio o dalla mistificazione è un tesoro inestimabile! Ci parla delle nostre radici, è quindi una parte di noi, è preziosa!

Buon Halloween allora! Buon Samhain! Buon Samonios!

Insomma… in qualunque modo lo vogliate chiamare, auguro a tutti felici festeggiamenti per questa ricorrenza così bella e importante!!! Un abbraccio! ^_^

 

Sei ancora qui con me, nei miei pensieri
io non ti lascerò mai andare via!
E quando la notte fa fuggire il sole,
io chiudo gli occhi e sogno ancora te.

Vorrei stringerti a me, donarti gioia e amore
e che le tue braccia grandi desiderassero solo me.
Sogno che tu mi sfiori senza paura, forte e gentile
e di danzare, far l’amore, darti tutto di me.

Ti avvolgerei di emozioni forti e belle amore mio
come i raggi di un sole che scalda solo te.
Nella tua gelosia mi sentirei importante
e la sera dolcemente sul mio cuore ti addormenterei.

L.T.

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Stasera mia figlia mi ha chiesto un cartone che le avevo mostrato qualche anno fa. Sono rimasta sorpresa di come potesse ricordarlo… era molto piccola! Però ne sono contenta e in fondo, riflettendoci non mi stupisce che le sia rimasto impresso!

Ecco perché oggi vi parlerò di “Abuela Grillo”, un corto di animazione molto speciale della durata di circa dieci minuti. Forse già lo conoscerete, perché è particolarmente bello ed ha qualche anno… credo sia stato prodotto nel 2009. Vorrei però raccontarvi qualcosa di bello in proposito. Per esempio, da dove ne è stata presa l’ispirazione! E non solo…

abuela_grillo1Abuela Grillo (Nonna Grillo), il cartone animato, è un lavoro che, oltre ad essere piacevole, poetico e caratteristico, è anche portatore di messaggi importanti e di grande attualità. Prima di tutto però, come vi ho promesso, vi racconterò l’antica leggenda da cui trae ispirazione. Si tratta di un mito ayoreo. Gli ayoreo sono una popolazione del Chaco, regione geografica del Sud America divisa dal confine tra Bolivia e Paraguay (quindi comprendente Bolivia orientale e Paraguay sud-occidentale). Il mito di Nonna Grillo presso gli ayoreo è interessante.

Abuela Grillo è chiaramente una manifestazione del divino femminile, che estende il suo dominio su tutte le acque. La sua natura divina è resa evidente, se non bastasse l’immenso potere che le appartiene, anche dalle sue sembianze sovrumane e dal fatto che gli ayoreo la considerino ancora oggi come la loro primordiale ava. In realtà, essi hanno una meravigliosa attitudine a intessere con ciò che esiste in Natura una rete di discendenze mitiche. In loro non c’è separazione tra divino e terreno. Quindi c’è un grande rispetto nei confronti della Natura, rispetto che traspare dalle loro usanze e credenze! Ma tornando ad Abuela Grillo, Lei ha le sembianze di un grillo… il più grande Grillo! Matrona dell’acqua, è quindi portatrice di pioggia e dunque di vita. Facile immaginare quanto la sua figura abbia sempre rivestito un’importanza enorme data l’indispensabilità dell’elemento acqua per la vita stessa. Nonna Grillo. Così viene oggi affettuosamente chiamata dagli ayoreo, ma il suo vero nome è Direjná. Ovunque Lei vada, la pioggia cammina con Lei. Una volta, in un mitico tempo remoto, piovve tanto, ma così tanto da provocare terribili inondazioni… un diluvio che afflisse gravemente la popolazione. Gli ayoreo arrabbiati incolparono Direjná. Questa decise allora, con grande tristezza, di andar via.

abuela-grilloCosì li abbandonò. Camminando, si allontanò da loro, dalla loro terra e, mentre andava, sotto i suoi passi si formavano ruscelli, fiumi, stagni e laghi… che sono ancora lì, tutt’oggi, a testimoniare il suo passaggio. Da quel momento in poi, gli ayoreo drammaticamente conobbero l’arsura, la siccità, l’aridità dei campi. Caddero in disperazione e compresero solo allora il grave errore che avevano compiuto. Così, si misero alla ricerca di Direjná, la Matrona delle acque, portatrice di pioggia e quindi garante di vita. Per ritrovarla seguirono le tracce che Lei aveva lasciato allontanandosi. Ma la Grande Madre Grillo ormai si era trasferita nel cielo e aveva deciso di rimanere lì. Però, impietosita dalla sofferenza dei suoi figli, concesse loro di far cadere la pioggia dal cielo in cui si trova, ogni volta che qualcuno avesse raccontato la sua storia. Ancora oggi quindi tra gli ayoreo gli anziani, se sentono nell’aria il pericolo di siccità, raccontano la storia della loro Matrona dell’acqua, per scongiurarla di far cadere la pioggia.abuela grillo Direjná mito ayoreo matrona acqua dea

In questa antica leggenda è racchiuso un grande sapere: ogni cosa in Natura è così come è, non c’è bene e male assoluto e la Natura, la vita, Dea… si adopera per la preservazione della vita nel suo complesso. Non bisogna odiarne gli aspetti seppur talvolta incomprensibili, né desiderare di prendere il totale sopravvento su di Essa. Ma soprattutto, mai spezzare quell’armonia che solo la Natura può garantire sulla vita tutta!

abuela-grillo-nidawi.itQuesto affascinante mito ayoreo, si trasforma in una favola un po’ diversa, che viene raccontata poeticamente sotto la regia di Denis Chapon, un maestro francese dell’animazione , in un corto di assoluta attualità. Affronta infatti il tema della lotta dei popoli contro la mercificazione dell’acqua, bene che, essendo essenziale alla vita, deve rimanere di tutti! In particolare, nella versione del corto animato, Nonna Acqua è catturata e costretta a cantare in cattività per impadronirsi avidamente dell’acqua che da lei proviene… e poi persino il suo pianto è imbottigliato a scopo di lucro da personaggi forti e loschi in doppiopetto scuro che rappresentano la società Bechtel. Si tratta di una compagnia statunitense che nel 1999 ottenne (non è difficile immaginare con quali mezzi di persuasione) la gestione del servizio idrico a Cochabamba, la terza città della Bolivia. La Bechtel triplicò dunque il prezzo di questa risorsa essenziale e addirittura fece sì che venissero posti dei limiti persino alla raccolta dell’acqua piovana! Nell’aprile del 2000 centinaia di migliaia di persone scescero per le strade e nelle piazze a protestare contro il governo. Tutta la popolazione civile della città fu unita e compatta. Tutti i cittadini, legati dal comune sentimento e obiettivo, organizzarono una serie di proteste che riuscirono a paralizzare completamente la città: scuole, uffici, servizi, attività, strade, tutto. Il governo oppose la forza armata della polizia contro i protestanti. Alla polizia, in difesa degli interessi della multinazionale, fu ordinato di bloccare la protesta anche con la forza. Il risultato fu che purtroppo alcune persone morirono per il loro ideale e diverse altre furono ferite. Ma la rivolta della popolazione, forte dell’unione che fa la forza, continuò… e alla fine il popolo, numericamente schiacciante, vinse. Il governo fu costretto così a revocare la legge sulla privatizzazione dell’acqua e il contratto con la multinazionale Bechtel. Il servizio idrico fu reso di nuovo pubblico e l’avvenimento, rimasto nella storia come “La Guerra dell’Acqua di Cochabamba”, è oggi un simbolo di lotta del popolo per la difesa dei propri diritti offesi e soprattutto, è la prova tangibile di come, se il popolo si unisce davvero, è lui a detenere il potere! Se ci unissimo tutti insieme potremmo davvero cambiare le cose!

Vorrei aggiungere un’ultima riflessione su un particolare importante del corto animato. Bellissima e significativa l’immagine, verso la fine, del poliziotto che, consapevole di essere anche lui un membro del popolo, cammina per le strade insieme a tutti gli altri cittadini… si toglie l’elmetto, raccoglie l’acqua piovana e la porge a un altro cittadino accanto a lui. Un messaggio forte e chiaro che arriva ad ogni singolo poliziotto che può trovarsi nella posizione in cui gli si ordini di contrastare chi protesta contro le ingiustizie. Ogni poliziotto, ogni sottoposto delle forze dell’ordine, deve sempre tenere a mente che prima di tutto lui stesso è il popolo, lui stesso è chi gli ordinano di contrastare!! Voi delle forze dell’ordine siete il popolo esattamente come noi! Ogni volta che calpestano i nostri diritti, che distruggono il futuro dei nostri figli, lo stanno facendo anche a voi! Chi protesta lo fa anche per voi! Fermandolo o facendogli del male, fate del male a voi stessi.

Temi di grande rilevanza quindi quelli che questo corto di animazione tratta con bravura e grande poesia.

Fondamentale infine il contributo di Luzmila Carpio, una grande cantante boliviana. Ha una voce particolare, finemente penetrante e materna e la presta al personaggio Abuela Gillo, rendendo questo lavoro ancor più prezioso. Il suo canto è melodioso e caratteristica è anche la musica. La canzone è cantata in lingua quechua, lingua che ha dei suoni nuovi e molto evocativi per chi non è abituato ad ascotarla! L’insieme di questi elementi dona sensazioni molto belle.

Godetevi allora, se vi va, questo piccolo gioiello, frutto della collaborazione tra Bolivia e Danimarca, che nasce per difendere il principio del diritto di tutti all’acqua… e che però va oltre e ci comunica molto più di questo.

Clicca il video qui di seguito e buona visione:

 

 

Ci siamo già incontrati, ne son certa
Forse una vita fa o forse mille
Devi aver già guardato nei miei occhi
Stringendo la mia essenza al cuore tuo!

Non c’è altra spiegazione amore mio
A quel che sento e non mi lascia andare
Perché dentro di me senza alcun senso
C’è un bene puro che non so spiegare

Le braccia mie ti hanno ritrovato
In un attimo di ebbrezza nella sera
E mai una danza fu più familiare
Come stringere a sé qualcuno caro

Ti ho rincontrato e perso amore mio
In questa vita che non mi sa aiutare
In un crudele fato che da e poi riprende
Il sogno di un amore che non so come donare.

L.T.

 

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